mercoledì 17 marzo 2010

Le signorine di wilko.


Veleggiava il nome di Nekrosius in platea. Molti hanno affiancano il 44enne lettone Alvis Hermanis, al più datato e noto Eimuntas Nekrosius, regista lituano dalle grandi doti creative e visionarie. La sensazione all'uscita è che si siano tradite le attese. E non di poco. Se ne parla un gran bene di questo regista, specialmente per ciò che ha prodotto in passato. Per la prima volta si confronta con attori italiani; per la prima volta vado a vederlo. Il motivo per il quale mi trovavo lì, era principalmente il voler osservare da vicino questo regista che mi aveva incuriosito da un'intervista.
Il metodo di lavoro, ciò che comunica, il modo con il quale lo fa. Soprattutto il suo lavoro con gli attori attraverso la tecnica improvvisazioni.

Hermanis parte dal romanzo dell'autore polacco Jaroslaw Iwaszkiewicz per un adattamento non certo facile. Wiktor Ruben fa ritorno a Wilko, luogo dove aveva trascorso alcune estati. Studente universitario, si intratteneva con le sei giovani figlie di una famiglia aristocratica proprietaria di una fattoria, alle quali faceva da insegnante. Ritorna dopo 15 anni. Nel mezzo ci sono la Grande Guerra e il fallimento delle giovanili ambizioni. Lo spettacolo è incentrato sul tema della memoria di Wiktor; sembra quasi che il tempo non sia passato davvero, tutto è come quindici anni prima, soltanto poco più giallo.

Le premesse erano importanti, ma la rappresentazione non è stata all'altezza, ad iniziare dal punto di partenza: l'adattamento. Mal riuscito; il linguaggio poetico del testo originale si è trasferito sul testo teatrale, senza però mutazioni che lo rendessero idoneo al mutato contesto comunicativo. Inoltre, il racconto viene svolto alternando un racconto in terza persona a momenti interpretativi: gli attori si trovano ad essere prima narratori neutri e poi personaggi viventi creando un appesantimento, un distaccamento che non fa entrare a pieno negli ingranaggi della storia. La recitazione procede lentamente, quasi monotona, non cattura, non ha sussulti. Le uniche emozioni potrebbero venire dalle immagini, dalla forza creativa di costruire una rappresentazione simbolica. Ma molte immagini sono pompose e forzate, artificiose e meccaniche, risultando per lo più fini a se stesse (a parte rare eccezioni). Così gli attori, tra un quadro ed un altro, si ritrovano ad essere servi di scena in maniera meccanica. Manca la linearità tra la costruzione e la recitazione dell'attore. Tutto è mirato alla costruzione dell'effetto e ci si dimentica del ruolo fondamentale di coloro che sono sul palco. Forse era per dare un movimento; questo però non si è percepito e lo spettacolo sarebbe risultato buono più per un servizio di Vogue, che per un pubblico affamato di emozioni.
Le immagini sono vuote, non hanno l'impatto forte che dovrebbero avere e ad esse viene sacrificato il lavoro degli attori. L'evoluzione scenica dovrebbe essere un continuum, non rappresentare una fase di distaccamento tra una scena e l'altra; era come se mancassero i raccordi e i nodi di collegamento. Così, la bellezza visiva del fieno, delle alte vetrate mobili e degli effetti scenici creati è andata perduta. L'occhio ha apprezzato ma non si è sfamato. Così come il tema del ricordo, della memoria, che è stato appena solamente percepito. Non se ne sentiva l'odore, l'angoscia, il terribile peso dell'irreversibilità.

Giudizio complessivo: 5
Il resto del pubblico: ho visto qualcuno alzarsi nel mezzo della rappresentazione. Molti non hanno applaudito o applaudito timidamente.
Visto al: Teatro Argentina (Roma), 14-03-2010

Informazione spettacolo:
LE SIGNORINE DI WILKO
dal romanzo di Jaroslaw Iwaszkiewicz
adattamento e regia: Alvis Hermanis
coreografia: Alla Sigalova
scene: Andris Freibergs
costumi: Gianluca Sbicca
luci: Paolo Pollo Rodighiero
con: Sergio Romano, Laura Marinoni, Patrizia Punzo, Elena Arvigo, Irene Petris, Fabrizia Sacchi, Alice Torriani
produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Programma Cultura dell'Unione Europea nell'ambito del Progetto Prospero, Teatro Stabile di Napoli, Nuova Scena Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna
durata: 2h 20'


Altre date:

Prato:Teatro Metastasio dal 24 al 28 marzo

Pordenone: Teatro Giuseppe Verdi 30 e 31 marzo

Brescia: Teatro Sociale 6 e 7 aprile

Cesena: Teatro Bonci dall’8 all’11 aprile

Perugia: Teatro Morlacchi dal 14 al 18 aprile

Correggio: Teatro Asioli 20 e 21 aprile

Chiasso(Svizzera): Teatro di Chiasso 22 e 23 aprile

Catania:Teatro Ambasciatori dal 21 al 23 maggio

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