martedì 2 novembre 2010

35 anni dalla morte di Pasolini


Perché la morte è pura poesia


Sono passati 35 anni da quando il corpo di Pier Paolo Pasolini venne ritrovato presso l'idroscalo di Ostia; irriconoscibile, massacrato, così poeticamente immagine di dolore e violenza. Nella notte tra l'uno e il due novembre, Pasolini venne battuto a colpi di bastone e travolto con la sua auto. Una morte dai risvolti ancora irrisolti: ucciso perché era un personaggio scomodo? Massacrato per una richiesta sessuale eccessiva? E se la sua non fosse altro che premeditazione di una morte mistica?

Che Pasolini fosse un personaggio scomodo non ci sono dubbi: impegnato politicamente, critico verso la società borghese e la nascente società dei consumi, suscitò spesso polemiche nel mondo politico. Una presenza forte nella cultura del tempo che ancora oggi non rinuncia ad incantare i posteri e accendere polemiche. Vero è, anche, che un vizietto ce l'aveva: gli piacevano i ragazzetti. Proprio questa è la tesi più accreditata e rifiutata da molti, quella di un uomo dal grande spessore culturale immischiato in storie di prostituzione giovanile. Pino Pelosi, allora 17enne, venne condannato per l'omicidio dello scrittore ma tuttavia le circostanze della morte sono ancora da chiarire; inoltre lo stesso Pelosi nel 2005 in un'intervista afferma, clamorosamente, di non essere stato lui ad uccidere Pasolini e di essersi proclamato colpevole per difendere la propria famiglia. Un giallo che, anno dopo anno, non smette di alimentare un mito e, tra le nebbie, prende forma allora quella terza ipotesi, poetica, mistica, - come sostiene l'amico pittore Zigaina - di una morte organizzata dal poeta per ricercare un nuovo linguaggio. A me piace pensarla così, perché è una ipotesi irreale che tuttavia si addice ad un poeta, perché ne aveva descritto le barbare dinamiche nelle sue poesie e perché il poeta non è altro che un illusionista: e noi tutti, costantemente, ci illudiamo di comprendere ciò che invece è incomprensibile.



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« La sua fine è stata al tempo stesso simile
alla sua opera e dissimile da lui.
Simile perché egli ne aveva già descritto,
nella sua opera, le modalità squallide e atroci,
dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi,
bensì una figura centrale della nostra cultura,
un poeta che aveva segnato un'epoca,
un regista geniale, un saggista inesauribile. »


- Alberto Moravia -

E mi chiedo, prima ancora di come sia morto, cosa avrebbe detto dell'Italia di oggi, ancor peggiore dell'Italia del tempo.



Alla mia nazione di Pier Paolo Pasolini

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

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