giovedì 9 febbraio 2012

I fili di Penelope, atto eroico al Teatro Keiros.


Una ragnatela di corde pende sullo sfondo, i suoi fili scivolano sul palco passando vicino alle tre sedie disposte sul palcoscenico: due sono vuote, sull'altra siede Penelope. Attende, Penelope, il ritorno dalla guerra di Ulisse. Con questa immagine, e sulle note della “Jazz Suite nr.2” di Shostakovich, arrangiata alla fisarmonica da Roberto Mazzoli, inizia l'intenso monologo di Penelope, la quale da vent'anni attende il ritorno del suo eroe tessendo e disfacendo un mantello ricco di avventure. Non c'è però nessuna tela da tessere, il solo telaio è quello delle mani di Tiziana Scrocca che disegna un labirinto di storie nell'aria del teatro Keiros: parlano di solitudine, attesa, tempo che passa senza che di Ulisse si abbiano notizie. Sono dita abili quelle di Penelope, ondeggiano nel suo racconto come se dovessero uno ad uno tirare fuori dai nostri occhi i fili delle nostre nostalgie.

Fili sottili, quelli che legano attore e spettatore, i quali insieme vanno formando quel ricco mosaico di storie che Penelope tesse sul suo mantello, e che potrà finire soltanto al ritorno di Ulisse. E' solo il mantello che la distoglie dalla solitudine, uno stratagemma per ingannare quell'infame che la notte bussa alla porta chiedendo “dov'è Ulisse?”. E noi siamo lì, a condividerne gli istanti interminabili, lo sgomitolarsi infinito del tempo che passa negli occhi di Penelope fino al tanto atteso ritorno: ma Ulisse non è quell'eroe le cui gesta sono narrate sul mantello, è un uomo spento, smunto, silenzioso, che porta nel cuore l'orrore della guerra. Questa è una storia che non parla di gesta straordinarie, ma è un racconto tentato di diventare qualcos'altro: ammonimento al nostro tempo, inno alla pace che rigetta la guerra. “La guerra è brutta. Ci si abitua più facilmente alla violenza che al rispetto. Gli eroi sono un'illusione”, questo è ciò che va ripetendo Ulisse, ormai retrocesso a uomo comune distrutto nell'animo, simbolo e bandiera sbiadita di un destino comune a molti soldati. Penelope e Ulisse non sono altro che una metafora, c'è sempre in qualche parte del mondo una guerra, un Ulisse che parte ed una Penelope che attende, dei fili con cui riempire l'assenza: non ci sono eroi da portare in trionfo, soltanto orrore e violenza, nostalgia e solitudine, a cui possono opporsi, come unici strumenti di difesa, immaginazione e fantasia. Interessante è stata, a tal fine, la scelta di dare al personaggio un'impronta più popolana attraverso l'utilizzo del romanesco, che abbatte le barriere della poesia e dona un maggior carattere di verità alla narrazione.
E non ultimo, i perfetti arrangiamenti polistrumentali di Roberto Mazzoli, che contribuiscono in maniera determinante a creare un'atmosfera emotivamente penetrante. Un ponte lega note e parole, musica e poesia, su cui si intrecciano e viaggiano le emozioni. Un connubio ben studiato per dare forza alle evocazioni, forma concreta alla poesia e alla narrazione. Non c'è sentimento, parola, azione che possa realmente prender vita senza un suo corrispondente musicale: e qui troviamo davvero un'interdipendenza attententamente ricercata al fine di creare un legame indissolubile ai fini rappresentativi.

Uno spettacolo coinvolgente e profondo, già vincitore dei premi Ermo Colle di Parma e Le Voci dell’Anima di Rimini, in grado di raggiungere gli strati emotivi più intimi e nascosti servendosi spesso di un tono ironico e giocoso. Tanti sono gli spunti di riflessione, molti i fili che si poggiano sul cuore da cui possiamo iniziare a tessere il nostro personale mantello, immaginare qualcosa di diverso, un differente destino o una rinascita. Un mantello su cui narrare magari degli ottimi Tiziana Scrocca e Roberto Mazzoli, o di molti altri ancora, i quali ancora compiono quotidianamente un gesto eroico: fare teatro, farlo bene.


recensione a cura di Alessandro Giova


I Fili di Penelope
Di e con Tiziana Scrocca
Musiche dal vivo Roberto Mazzoli
Scenografia Franca D’Angelo
Supervisione registica Chiara Casarico

Ufficio Stampa: Rocchina Ceglia

Teatro Keiros
Via Padova 38/a (zona Piazza Bologna)
Dall’ 1 al 12 febbraio
Dal lunedì al sabato ore 21
domenica ore 18
Biglietti. Intero 15.00 – Ridotto 10.00 (Prenotalo online e paga in biglietteria)– Per gruppi di oltre 8 persone 8.00

Info e prenotazioni: tel: 0644238096
email:teatrokeiros@gmail.com

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