giovedì 29 marzo 2012

Dall'asteroide B 612 al Teatro dell'Orologio. Recensione I principi che eravamo, liberamente ispirato al Piccolo Principe



Ci sono due storie dietro questo piccolo principe. Una è quella di un facchino che ogni mese ha messo via parte del suo stipendio per finanziare il Piccolo Principe di Francesco Piotti. Nonostante la crisi, nonostante questo sia diventato negli anni un paese nel quale la cultura s'è fatta sempre più elemento marginale, nonostante tutti preferiscano l'ultimo ritrovato tecnologico, esistono ancora persone che sanno stupirsi e stupire, ricercando in sé quell'essenziale “che è invisibile agli occhi”. L'altra storia, è quella drammaturgica, attorno a cui si costruisce questa versione teatrale del piccolo principe. Un impiegato, distratto e sommerso dalle carte nel limitato angolo di un ufficio, segue la solita routine. Il suo occhio è sognante, lo si vede fin dall'inizio fantasticare mentre i colleghi portano sulla sua scrivania le pratiche giornaliere. È lui l'uomo destinato a non arrendersi alla piatta quotidianità, a divenire il Piccolo Principe (Michele Balducci). Per uno scherzo della mente, o per uno strano sortilegio, i suoi colleghi diventano l'uno il maestro dei sogni (Antonio Calamonici), l'altra la sua assistente (Enrica Nizi). È l'inizio di un viaggio che lo porterà a visitare pianeti, ad incontrare buffi personaggi, che altro non sono se non una metafora di se stesso vista con gli occhi di un bimbo. Quanti hanno percorso con la mente quel viaggio fantastico dal piccolo asteroide b612 fino alla terra? Quanti invece hanno desistito, perché grandi, perché seri, perché troppa è la responsabilità di dover gestire, contare, amministrare, possedere? Ma un piccolo moto può tornare, e allora gli oggetti che ci circondano possono dar vita ad un ambiente da favola.
Già da questo semplice artificio, capiamo molto di quello che Francesco Piotti ci vuol comunicare. Un ritorno al fantastico, un invito a non trascurare mai quel bambino interiore che vuol curare la sua rosa. Ognuno di noi ha una rosa di cui prendersi cura, ma tutti corrono e son troppo distratti per rendersene conto. “È urgente raccontare il desiderio della mia generazione - spiega Piotti - di recuperare i valori di bontà e solidarietà che da piccoli ci hanno indicato come fondanti e che, invece, oggi sembrano ostacoli al successo e all'affermazione di sé”. E se per una volta non trascurassimo la rosa, bensì le carte?

Anche se estrapolato con coraggio dal suo contesto narrativo, il Piccolo Principe riesce comunque a prender vita in quel luogo adottivo e d'occasione che è il palcoscenico del Teatro dell'Orologio, grazie ad una regia ricca di spunti interessanti, in grado di conciliare – anche scenograficamente – il reale e l'immaginario. Un gioco, che oscilla tra l'uso della tecnologia – la quale delinea lo spazio stellare e dei pianeti - che rende visibile l'invisibile annullando le nostre spinte fantastiche, e il “rituale scenico”, fatto di immaginazione, corpi che mutano nel tempo e nello spazio, avvalendosi di attori e oggetti per creare un'evocazione. E le immagini create sono davvero un qualcosa che spesso si avvicina, con semplicità e senza presunzione, ad un mondo fatto di poesia. Anzi, alla fine la realtà dell'immaginazione riesce ad emozionare ben più di quella virtuale e in 3D, che di fatti non diviene che vana cornice al cospetto della potenza del sogno. Una dinamica scenica, quella dei tre istrioni sognatori, in grado di produrre un ottimo effetto di ritorno sul pubblico e che poteva ancor di più essere sfruttata: mancava un'atmosfera di piena magia, come se talvolta si percepisse un limite, non certo registico, ma di volontà, ossia il non volere osare troppo. Forse anche complice un impianto luci che non ha giovato delle stesse attenzioni riservate ad altri aspetti, come ad esempio l'importante accompagnamento delle musiche originali di Mimosa Campironi e delle animazioni di Alessio Bianciardi.
Ciononostante uno spettacolo apprezzabile, con un cast giovane e un'idea alle spalle, che ci si augura possa ancora maturare ed essere portata avanti. Perché oggi, più d'ogni altra cosa, c'è bisogno di riscoprire il Piccolo Principe, di dedicare un po' di tempo in più alla cura del pianeta personale di cui ognuno di noi è guardiano; di non dimenticare la nostra rosa, che magari è lì, nel vaso di un ufficio, e che ogni giorno annaffiamo senza troppa attenzione.


I PRINCIPI CHE ERAVAMO

Testo inedito di Francesco Piotti liberamente ispirato al piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery

Regia di Francesco Piotti
Con: Michele Balducci, Antonio Calamonici, Enrica Nizi, Letizia Letza La rosa

Musiche originali: Mimosa Campironi
Tecniche digitali, Scenografia virtuale: Alessio Bianciardi
Assistente Scenografia Virtuale: Chiara Bertin
Scenografia: Daniele Spisa
Assistenti scenografia: EneasMedeot Chiara Bertin
Costumi: Laura Chiusolo Danila Del Percio
Assistente ai costumi: Viviana Crosato
Aiuto regia: Sergio Proto
Locandina: Paolo Moretti
Ufficio stampa: Francesco Caruso Litrico - fralit@alice.it

fino al 1 aprile al

TEATRO DELL'OROLOGIO
via dei filippini 17/a

Biglietti: €13 - ridotti €10 (prenota online e paga in biglietteria)

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