sabato 5 maggio 2012

Punti di vista di Sara Caldana, Teatro Cometa Off. Recensione


La giovane regista e drammaturga Sara Caldana in scena al Teatro Cometa Off con Punti di vista, tragicommedia sulla vita.

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È davvero difficile conoscere sé e gli altri, ed anche quando crediamo di conoscere e conoscerci, non consideriamo che quella conoscenza non è altro che un nostro punto di vista. Il nostro, non quello degli altri. Se ci fermassimo veramente a considerare ciò che è il punto di vista altrui, allora forse finiremo per tormentarci come il Moscarda di Uno, nessuno e centomila. Ciò avviene rarissimamente e più che accettare ciò che gli altri vedono, si finisce per consumarsi in un attrito senza soluzione. È questo il pilastro portante della pièce di Sara Caldana, in scena fino a domenica 6 maggio al Teatro Cometa Off, una tragicommedia dal vago retrogusto pirandelliano, che pone l'accento sull'incapacità di conoscere sé e gli altri, sulla difficoltà che abbiamo di abbandonare il nostro punto di vista e considerare quello altrui. Ci inganniamo di continuo, perché ciò che vediamo è solo “una mescolanza tra ciò che la persona vuole mostrarci e ciò che noi vogliamo vedere” ci dice Sara Caldana. Un inganno che inizia, per lo spettatore, molto prima di pagare il biglietto e sedersi in teatro: guardando la locandina dello spettacolo infatti, il punto di vista ci dice che assisteremo ad una divertente commedia degli equivoci. Il risultato finale però, capovolge ciò che inizialmente abbiamo pensato, spiazzandoci e mettendoci davanti ad una rappresentazione che fa emergere lati più drammatici, talvolta anche delicati, pur mantenendo attiva l'attenzione attraverso la risata ed una narrazione leggera. Perché così è la vita: mai completamente tragica, mai completamente comica.

Ambientata in un condominio, è la storia di Italo e Anna (una superlativa Giulia Bornacin), coppia consumata dalla quotidianità e dai propri punti di vista, di Gustavo, ambiguo portiere del quale né la coppia, né noi, riusciamo a tracciare una vera identità e di Marisa, vecchia brontolona pettegola e bigotta. Quest'ultima non entra realmente nell'intreccio narrativo – anche se ad essa è affidata l'ultima azione che simboleggia la morte del focolare domestico - ma è un'apparizione fuggevole e grottesca, il cui ruolo è quello di spezzare con una risata la tensione crescente che di volta in volta si crea. Protagonisti sono invece Italo e Anna, all'interno del cui rapporto si inserisce Gustavo, innamorato di Anna, forse persino burattinaio della loro crisi attraverso un gioco meschino, che si rivelerà altro sia rispetto al punto di vista di Italo, sia rispetto a quello di Anna. Gustavo è certamente la figura in cui più ritroviamo l'idea registica del “ciò che vogliamo mostrare e ciò che vogliamo vedere”. Ma anch'egli è vittima del proprio punto di vista, incapace di considerare la vera volontà di Anna. Alla fine, nessuno è carnefice ma tutti sono vittime, ancorché degli altri di sé stessi, della propria incapacità di capire gli altri al di fuori della propria visione. Quando poi la verità altrui si rivela crolla ogni tipo di certezza, si allentano i fili della fragile realtà costruita, si sprofonda nel silenzio e nella solitudine, nell'incapacità di riconoscere sé e gli altri.

Semplice – ma non riduttiva – ed efficace la messa in scena, alcune scelte sceniche sono sorprendenti e spiazzanti, al punto che quasi si stenta a capire – inizialmente – se si tratti di un incidente o di un effetto scenico. Tuttavia l'abuso nel finale smorza un po' di sorpresa e finisce per essere prevedibile. A livello drammaturgico l'aspetto maggiormente sviluppato è quello della coppia, dal quale però emerge molto più approfonditamente il punto di vista femminile, grazie anche alla eccellente prova di Giulia Bornacin, in grado di imprimere una verità magnetica alla propria interpretazione e raggiungere picchi di intensità emotiva notevoli ricchi di sfumature. La sua Anna è una persona in carne ed ossa, non soltanto un personaggio, capace di catturare anche nei silenzi; una verità che ammutolisce e disarma. Buona anche la prova di Guido Saudelli nei panni di Gustavo, personaggio comico e talvolta sopra le righe, ora falso amico, ora innamorato, ora uomo che lascia intravedere sfumature interne più profonde di quelle che intende mostrare. Nota di merito positiva per la simpatica Marisa di Veronica Milaneschi, mentre Michele Albini (Italo) è un po' schiacciato dalla figura imponente della Bornacin.
Un lavoro molto interessante dunque, che sfrutta il meccanismo della risata per affondare poi il coltello nelle fragili illusioni che appendiamo ai fili dei nostri punti di vista e raggiungere quel processo di immedesimazione spettatore-personaggio. Un sali e scendi continuo, oscillante tra tensione emotiva e leggerezza comica, che mischia caricaturale e realismo.
Alla fine si lascia la sala divertiti ma anche un po' pensierosi, chiusi in noi alla ricerca di quei punti di vista che troppo spesso ci impediscono di vivere sereni, da cui difficilmente ci allontaniamo per affrontare e conoscere gli altri, noi stessi e le mille verità circostanti.

Recensione a cura di Alessandro Giova

PUNTI DI VISTA
scritto e diretto da Sara Caldana
con Giulia Bornacin, Michele Albini, Veronica Milaneschi e Guido Saudelli

Scenografia: Sara Caldana
Costumi: Valeria Meli
Luci e Fonica: Enrico Claro
Musiche dei Ghost
Ufficio Stampa: Rocchina Ceglia - 3464783266 

dal 3 al 6 maggio  ore 21.00 (domenica ore 18.00) al

TEATRO COMETA OFF
via Luca della Robbia, 47 - Roma
prenotazioni: 06.57284637 o 3200245363


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