sabato 27 ottobre 2012

A bordo di una linea di Riccardo Ricci, Teatro Due Roma. 26 | 28 ottobre

Una serata uggiosa, dal cielo plumbeo, la città eterna che diventa un eterno fantasma. Non sappiamo se sia un fenomeno esclusivamente romano o di tutta l'Italia, fatto sta che un po' di pioggia basta a far rimanere a casa la gente, anche se ha già prenotato un posto a Teatro. Facebook e la televisione sono diventate comode alternative ai rapporti umani, perché mai si dovrebbero affrontare i visi umani e conoscersi con questo tempo? Non ci conosciamo, non vogliamo conoscerci, tanto meglio divano e tecnoipnosi, tanto meglio mostrare agli amici di facebook quanto sia meravigliosa la nostra vita. Fuggiamo, come i due personaggi di A bordo di una linea di Riccardo Ricci, ma il loro è un isolamento privo di modernità accessorie, è un atto volontario di chi si rifiuta di aprirsi all'altro. Per contrasto il giovane autore/attore decide invece di presentarsi, abbandonando la convenzionale barriera della quarta parete, per fare la nostra conoscenza. Accoglie gli impavidi reduci della pioggia come una maschera: "Buonasera e benvenuti, io sono l'autore" come un pugno che bussa alle nostre porte chiuse mettendo in agitazione il nostro isolamento. La porta si schiude leggermente, ci si può sedere con una disposizione d'animo più aperta. Un tentativo di coinvolgere che per questo porta alls scelta dell'alternanza di recitato e narrazione; quest'ultima però non è più così diretta, gli occhi non sono più sul pubblico, non ricercano più quel contatto diretto, ma scrutano il vuoto orizzonte, chiusi in una bolla: non siamo più amici pronti a conoscerci, ma semplici spettatori. L'approccio iniziale resta dunque isolato a se stesso, la sua linea s'interrompe con l'accendersi delle luci sul palco, dove un altro muro si erge e non si abbatterà mai: è quello che divide Remo e Blu, un geometra e una ballerina di burlesque, i quali si ritrovano a condividere lo stesso appartamento. I due fanno tutto ciò che fanno gli uomini, ovvero parlano, litigano, si toccano, si baciano, si amano o così credono, ma è pura forma esteriore perché non si conoscono e non lo faranno: non perché non riescono, ma perché non vogliono, ognuno si tiene stretta la propria solitudine (come chi stasera ha deciso di murarsi vivo in casa). Il loro è un parlare non parlato, è un semplice suono articolato riempito da movimenti ripetitivi. Non si guardano mai, gettano le loro parole l'uno sull'altro, si muovono come marionette e senza sosta, perché fermarsi vuol dire offrire il proprio corpo e scoprire all'altro le proprie vulnerabilità. Si amano, un amore non voluto ma capitato e, come capita di incontrarsi si lasciano, ognuno seguendo la linea della propria solitudine. Un lavoro che forse evidenzia un'idea più forte dell'effettivo sviluppo, una drammaturgia immatura ed ancora in fase germinale, cui si affianca una regia che appare poco incisiva pur nella sua ricercatezza. Tutto accade in fretta, un cannone puntato verso la linea d'uscita e se i personaggi possono rimanere un mistero per se stessi, questo non può accadere per il pubblico che deve poter individuare la loro parabola; questa è invece un arco fugace, appena accennato, spinto verso il conflitto più dalla volontà del conflitto che non dall'effettivo sviluppo e giustificazione. Tra questi tratti incompleti, si inserisce una regia che tenta di esplorare la via di una ricerca corporea, per dare forma (fisica e concettuale) attraverso movimenti ossessivi e ripetuti, alla loro volontà di non incontrarsi. Sebbene l'intuizione potesse aprire porte interessanti, non si è sviluppata pienamente, restando un'ipotesi leggera, talora persino svogliata, priva di quella forza comunicativa che avrebbe potuto tramutarla in linguaggio al pari della parola. Come talune scelte sceniche, che anziché legarsi alla storia, sono rimaste puro ornamento. Un lavoro dunque - come tutti i primi esperimenti - che avrebbe potuto essere e non è, di cui abbiamo visto il seme ma non colto i frutti, ma che può segnare la strada da cui partire per futuri lavori.

Matteo Di Stefano
   


Spettacolo inserito all'interno della rassegna Sguardi S-velati: punti di vista al femminile

A BORDO DI UNA LINEA
di Riccardo Ricci

Regia  Damiana Leone
Con Riccardo Ricci e Monica Garavello

Luci e scene Alessandro Calabrese
Foto Michela Amadei
  
26 | 28 ottobre presso

TEATRO DUE ROMA
Vicolo dei due macelli 37, Roma
Biglietti €12 - Ridotti €10
info e prenotazioni:  06 6788259

   

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