mercoledì 17 ottobre 2012

La morte della bellezza, 16-21 ottobre. Teatro Millelire

Sarà stata forse un po' di polvere giunta da quella Napoli bombardata, violento crimine che annienta la bellezza, ad aver messo a soqquadro la prima de La morte della bellezza al Teatro Millelire; pulviscolo, tanto basta a creare un problema di contatto, far ripartire uno spettacolo tre volte e mettere alla prova la concentrazione delle interpreti. E, come per ristabilire un suono, vorremmo che un soffio potesse bastare anche a restaurare di una città la bellezza.  Martoriata ma viva, nella gente, nei racconti, nelle parole, nell'anima dei suoi figli, caldi e indomabili, cui l'amore per la propria terra non ha pari e soffiano, per scostare macerie, soffiano e urlano "Napoli è bella!". 
Si stringono i pugni, si chiamano a raccolta le energie di quella iniziale tensione da prima che han rischiato di disperdersi, si soffia, si riparte "Come era bella Napoli quarant'anni fa..". Nel volto di Nadia Baldi scoviamo tuttavia amarezza, perché sì, questo spettacolo che ha debuttato a Benevento nel 2005 e che d'allora non si è più fermato, per lei è un pezzo di cuore; ma un incatesimo, con la stessa facilità con cui svanisce, può tornare, un soffio ed ecco, si riesce ad entrare nella penna barocca di Giuseppe Patroni Griffi, percorrere le emozioni e i conflitti del sedicenne Eugenio e del giovane tedesco Lilandt, trovar riparo dalle bombe in un amplesso proibito, omosessuale, ancora oggi tabù e proprio perché tale, tanto abusato e volgarizzato; ma è qui qualcosa di più profondo e vivo, qualcosa che vive del sentimento e non del nome che ad esso si dà. Un sentimento cui si dà voce femminile, universo più distante dal rapporto "uomo-uomo" e forse per questo più pronto ad indagarlo nella sua essenzialità. Uno spettacolo che non si guarda, ma si ascolta, per cogliere a pieno il distillato che Nadia Baldi ha spremuto dal romanzo e su cui ha costruito abilmente giochi di voci soprapposte, che sfumano e si inseguono. Occhi chiusi dunque, perché ciò che si vede sono quattro donne ad un leggio e dei musici, mentre ciò che si ascolta è la vera storia, ciò cui la nostra mente deve dar forma modellando le parole. Una costruzione che tecnicamente si è snodata in maniera quasi impeccabile, le voci si legavano saldamente una all'altra, come una catena, finendo per creare un legame unico e indissolubile: gran merito dunque va dato al gruppo per non essersi scomposto e non aver mandato in frantumi il fragile disegno. Se la narrazione ha dato prova di grande solidità strutturale, altrettanto e pari lodi non è possibile muovere all'impianto musicale, nonostante la sua importanza. Traduzione ritmica ed emotiva del racconto attraverso le note, pur nella sua utilità in momenti più caotici come i bombardamenti, l'apparato musicale è sembrato debole, poco penetrante come invece ci si aspetterebbe in questi casi. Non volendo qui gettare la croce addosso alla bella voce di Roberta Rossi ed alle esecuzioni polistrumentali di Andrea Bonioli (autori dei pezzi eseguiti), ma una maggiore varietà strumentale - come in altri casi si è avuta - avrebbe dato maggiore omogeneità, riducendo la distanza tra i due corpi fondanti dello spettacolo. Più che una critica un rammarico, ma certamente lo spettacolo si può apprezzare per la sua buona fattura e spesso, dal levarsi di un cumulo di polvere, si riesce ancora a intravedere quella bella Napoli che ancor vive nei suoi figli.

Recensione a cura di Alessandro Giova


LA MORTE DELLA BELLEZZA
voci in concerto per Giuseppe Patroni Griffi
Regia Nadia Baldi
con Nadia Baldi, Antonella Ippolito, Marina Sorrenti e Lia Zinno
musiche originali Andrea Bonioli e Roberta Rossi

16 | 21 ottobre ore 21.00 (domenica 18.00), presso

TEATRO MILLELIRE
Via Ruggero de Lauria 22
Biglietti: intero 15 - ridotto 10 (prenotalo online)

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