martedì 13 novembre 2012

Satiriasi, riparte l'officina della Satira che fa tremare la televisione

La prima volta che sentimmo parlare di Satiriasi, fu al Teatro dei Satiri: si dava Bolle di sapone, il quinto monologo satirico di Filippo Giardina. Partimmo scettici, perché la parola satira ci rimanda ormai ad un mondo chiuso in scatola che si guarda dal divano; uscimmo - pur non essendo degli appassionati del genere - soddisfatti, grati a Giardina per averci dimostrato quanto ancora sia possibile esprimersi liberamente. Ora siamo andati sul luogo del delitto, alla Locanda Atlantide, per il primo dei dieci appuntamenti di Satiriasi. Giunta alla quarta edizione, con un crescente successo di pubblico, l'Officina della Satira fondata da Filippo Giardina nel 2009 è un palcoscenico incontaminato, libero, sul quale otto comici si alternano con monologhi originali e dissacranti, seguendo lo stile della stand up comedy. Ad aprire il suo fondatore, con la sua satira "sporca", quasi a luci rosse, senza esclusioni di colpi diretta a uomini e donne, che squarcia il velo protettivo della coppia e crea qualche imbarazzo: tra chi ride, c'è anche chi ride per non far scoprire d'essere lui l'oggetto della satira. Non è la televisione insomma, dove la volgarità porta panni sempre più sottili ma si copre con garbo la bocca, qui - fortunatamente - tutti indossano i vestiti, è la parola a scorrere nuda e gaia come un bicchiere di vino. Certe cose in tv non si possono dire, come ricorda Mauro Fratini, forte dell'esperienza a La7 e fiero di essere tornato libero, depravato mentale tra i depravati mentali, ma felici perché nicchia sincera. Il sesso è uno degli argomenti più gettonati, ma non si nasconde dietro qualche doppio senso ammiccante, viene affrontato apertamente anche facendo uso di un linguaggio che qualcuno definirebbe volgare, dimenticando che la volgarità è ovunque, non c'è certo bisogno di sussultare per un "cazzo" a teatro. Nessuno si scandalizza, tutti adulti (Satiriasi è vietato ai minori) e certamente allenati a digerire le sprezzanti sciabolate degli otto comedian. Il sesso però non è l'unico cavallo di battaglia, i comici di satiriasi hanno un repertorio di argomenti ampio, senza venir mai meno al tagliente umorismo, senza indietreggiare di un passo, senza censure, offrendo il proprio viso, il proprio nome, le proprie idee, al grido del mai superato "chi ci ama ci segua". E i tanti accorsi ridono, c'è chi per poco non dimentica il respiro e piange, ma è una risata che non vuole essere fine, bensì mezzo (punto primo del manifesto). Società, politica, religione, famiglia, niente sfugge alla lingua affilata, con tesi portate avanti su un binario che rasenta l'assurdo, che tuttavia ha una sua logicità. Lo stesso linguaggio, feroce e diretto, non diviene fine, è uno strumento per portare avanti senza annoiare argomentazioni talvolta molto acute, come il regime democratico di Saverio Raimondo, che recrimina la volontà di scegliere chi vota e non chi governa; o come l'eccentricità di chi baratta i sentimenti su facebook nel monologo di Giorgio Montanini; o lo spietato padre per caso Pietro Sparacino, che prima avvelenerebbe il figlio col detersivo, poi giunge a un finale che fa venire i lucciconi alle donne sentimentali.
In un paese che arranca e recrimina libertà, c'è anche chi quella libertà se la prende. E visto il calore con cui questi otto irriverenti umoristi vengono accolti (il locale è colmo fino al soffitto) e con il quale verranno presumibilmente accolti in futuro, c'è da scommettere che Satiriasi sarà sempre meno progetto e sempre più evento imperdibile, arrivando progressivamente a rosicchiare e infettare quel pubblico ancorato al divano; o persino ad essere il sogno espressivo dei nuovi comici. A proposito, la televisione? È morta.


I comedians: Filippo Giardina, Mauro Fratini, Francesco De Carlo, Daniele Fabbri, Velia Lalli, Pietro Sparacino, Saverio Raimondo e Giorgio Montanini.


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