mercoledì 12 dicembre 2012

Il drago di E.Schwarz, Teatro Nuovo Colosseo 11-16 dicembre. Recensione


Dobbiamo temere il drago o noi stessi?

Bianco. Il colore del nulla, del vuoto. La pagina prima di essere macchiata d'inchiostro. L'anima fanciullesca prima della corruzione adulta. Bianchi sono i nostri pensieri, quando rinunciamo ad essi, ci adagiamo, quando per una mancanza di consapevolezza ci lasciamo sopraffare dal drago tiranno. Bianco è il colore che Beatrice Gregorini ha scelto per l'ambientazione de Il Drago di Evgenij Schwarz, un colore che dà luce, mettendosi in netto contrasto con il nero, il buio, il male, rappresentato dalla tirannide. Una fiaba teatrale, il cui autore scrisse nei primi anni quaranta, per poter raccontare, ammonire, spronare, contro quel drago minaccioso che portò ad una delle pagine più nere della storia umana: il nazifascismo. Bianco, castità, purezza, illusione: quella degli abitanti di una piccola città immaginaria, i quali da oltre quattrocento anni sono sottomessi ad un mostruoso drago a tre teste. "L'unico modo per difendersi dai draghi, è averne uno" dicono gli ormai vinti cittadini, tanto di quel tempo è passato, che si sono persino convinti che il drago sia buono, lo amano e lo accettato, ogni anno gli consegnano mille vacche, duemila pecore, cinquemila galline, mezzo quintale mensile di sale, dieci orti di insalata, asparagi e cavolfiori ed inoltre, una giovane ragazza che i cittadini gli consegnano per poi non rivederla più. La sottomissione crea assuefazione, alla fine non si è più in grado di ribellarsi: c'è qualcosa che ci riguarda direttamente ancor'oggi in questa favola? Sì, c'è, dobbiamo liberarcene, abbiamo soltanto bisogno del nostro Lancillotto interiore, giovane avventuriero arrivato da chissà dove, pronto a sfidare il drago, liberare la città e risvegliare le coscienze dei cittadini. Svegliarsi, in una lucente apoteosi di bianco, il drago è morto, sconfitto, la città liberata. Forse. Il borgomastro, prima servitore del drago, si attribuisce la vittoria e prende il potere, instaurando una nuova tirannia, più leggera e subdola, continuando a tenere in soggezione i cittadini. Un copione rivisto (si veda ad es. la fattoria degli animali di Orwell), ad un drago se ne sostituisce un altro, un drago genera un nuovo drago se i cittadini non prendono consapevolezza di sé. Perché il drago forse nemmeno esiste, è soltanto una proiezione di quei piccoli draghi che dimorano in noi. Sono i nostri draghi che generano e legittimano il drago esteriore più grande, che oscura il sole con la sua massa e non ci fa raggiungere la libertà: ma essa è una scelta, una nostra scelta, dobbiamo soltanto capirlo, sarà soltanto una vera consapevolezza e la volontà collettiva di liberarsi dal male a sconfiggere l'oppressore.
Lo spettacolo è sobrio e leggero, adatto ad una serata con famiglia al completo, apprezzabile da grandi e piccini. Personaggi e luoghi sono surreali, degni del magico regno di Fantàsia, grazie al delizioso make up di Valentina Sarti Magi e ai bei costumi di Giuseppe Santilli. Santilli che rappresenta anche le molteplici facce del drago, strappando gli applausi più vigorosi al pubblico per le sue buffe e divertenti trasformazioni del tiranno a tre teste. Tra gli altri attori, Giuseppe Arnone (Heinrich) appare tra i più convincenti per la sua minuziosa caratterizzazione, simpatico anche il borgomastro di Alessandra Chiappa. Il solare Lancillotto invece - interpretato da Francesco Bauco - è quello che teatralmente convince meno, l'eroe non riesce a creare affezione, pagando uno stile molto televisivo e poco incisivo. La messa in scena rispetta ed esalta il clima fiabesco, il punto di forza dello spettacolo è certamente visivo, una creazione chiara e netta del luogo immaginato. A togliere un po' di magia l'ingresso di un cameramen sul palco - il quale fa scoppiare la bolla rendendoci per un attimo pubblico televisivo - per realizzare video in presa diretta (tuttavia non determinanti), ma soprattutto stonato ci è parso l'inizio mussoliniano, lontano dal clima dello spettacolo e che distrugge tutto il significato metaforico dell'opera. Ad ogni modo ci ricorda qual è il rischio cui andiamo incontro quando, per paura, lasciamo coscienza e pensieri scolorire, in un puro ma vuoto foglio bianco.

IL DRAGO
di  Evgenij Schwarz
regia Beatrice Gregorini
con Giuseppe Santilli, Francesco Bauco, Claudio Zarlocchi, Francesca Petretto, Alessandra Chiappa, Giuseppe Arnone, Arianna Adriani, Mario Sechi e la partecipazione della piccola De La Fortuna Scriveres 

costumi Giuseppe Santinni
scene Marianna Sciveres
regia video Flavio Parente
make up artist Valentina Sarti Magi
direzione tecnica Angelo Ugazzi
coreografia Marica Gallo
aiuto regia Eugenia Cortese
ufficio stampa Rocchina Ceglia

11 - 16 dicembre ore 21, domenica ore 17 presso

TEATRO NUOVO COLOSSEO
via Capo d'Africa 29 - Roma
info 3279855479

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