mercoledì 16 gennaio 2013

Abbascio 'a grotta, Teatro Millelire, 15-20 gennaio. Recensione

Quasi tutti i bambini hanno una paura istintiva: è quell'innato terrore dei posti bui, delle scale che conducono in anfratti sotterranei, luoghi che sempre la loro immaginazione riempe di figure mostruose. I bambini non sbagliano, sono quanto di più vicino c'è alla natura selvaggia, un istinto primitivo che vive finché la società non li rende umani, insegnandogli ad essere non vittime ma complici del buio. Cosa c'è Abbascio 'a grotta? C'è l'orco cattivo delle fiabe, nascosto dietro la maschera di un parente o di una persona fidata; c'è la morte dell'innocenza, c'è l'estremo pianto di una ferita che continuerà a sanguinare nella coscienza per sempre. Lo spettacolo di Antonio Diana, in scena al Teatro Millelire fino al 20 gennaio, affronta il problema di questa morte morale violenta e indesiderata. Lo fa con un'esperienza che mira ad essere totalizzante, a partire dal foyer, all'interno del quale già si odono i lamenti e le grida degli attori, nascosti dietro dei teli bianchi. Spiazzante, un'idea che subito fa entrare nell'atmosfera dell'opera, intima, dolorosa, creando curiosità e la voglia di bruciare i tempi di attesa e scendere nella grotta. La grotta ha candelotti rossi, è una sorta di cantina interiore che protegge ricordi dolorosi, con biciclette, utensili, bottiglie appese al soffitto, scale di metallo. Non c'è odore, ma è come se si sentissero le esalazioni pungenti di umido e muffa perforare le narici. Un luogo cupo, da cui se fossimo soli scapperemmo, perché ci riportano a quelle primordiali paure innocenti. In quel luogo affogato nella coscienza segreta ci sono sette attori, figure corporee e visibili, scavano nella memoria di quelli che potrebbero essere anche più di sette personaggi: sono voci indistinte, non identificabili, sono momenti, attimi, respiri sovrapposti, sono bambini violati, sono uomini, donne. Forse non c'è nessuno, l'unico personaggio è la violenza stessa, che prende vita e forma dai ricordi trattenuti dagli oggetti, raccontando se stessa. Essa è una, unica, che cambia forma per adattarsi ogni volta a corpi diversi.
Il lavoro è presentato sotto forma di commedia musicale. Il testo è molto lirico, spesso rimato, una scelta che consente una certa astrazione, focalizzandosi sui momenti emotivi più alti delle violenze subite, rievocati attraverso una diligente costruzione scenica che fa delle suggestioni visive l'elemento di maggior prestigio della regia di Antonio Diana. Alcune scene in particolare rimarranno impresse nella memoria degli spettatori per lungo tempo. Osannati e ricorrenti sono anche i riferimenti religiosi, con l'immagine della croce che ritorna spesso, quasi a voler ricordare che l'accettazione della sofferenza è un fondamento delle radici cristiane (ma non mancano eccessi moralizzanti nel finale). Alla potenza scenica è affiancata la bravura degli attori, dall'ottima impronta vocale e intensità. Si va molto a fondo, gli scalini da scendere sono tanti, ma a volte si risale (probabilmente troppo), come detto infatti trattasi di commedia musicale, in cui si alterano prosa e musica. Indubbia qualità da parte degli interpreti, c'è da dire però che le canzoni hanno creato un effetto fuorviante, quasi di spensierata solarità, che anziché seguire la linea emotiva dell'interpretazione spezzava completamente da essa. In quei pochi casi in cui il deciso stacco non c'è stato, ma s'è invece mantenuta una coerenza evolutiva con la scena, l'effetto è stato più piacevole riuscendo ugualmente a creare l'alleggerimento necessario a respirare. In generale gli aspetti positivi prevalgono su quelli negativi, se la dovessimo mettere ai punti diciamo che raggiunge un gradimento del 70/80% - almeno il nostro - e certamente vale di più del generoso ridotto a €6,50 offerto dal Millelire per vederlo: soldi ben spesi.
Alessandro Giova


Abbascio 'a grotta 
scritto e diretto da Antonio Diana

Con Antonio Diana, Alessandro Lui, Antonio Piccolo, Mariano Riccio, Mario Piana, Sebastiano Formica, Michele Costabile

Musiche Originali: Mariano Bellopede
Assistente alla regia: Fabrizio Scuderi
Assistente alla regia Gabriele Mangion

dal 15 al 20 gennaio ore 21.00, domenica 18.00, presso

TEATRO MILLELIRE
via Ruggero de Lauria 22, Roma

Biglietto: intero €12, ridotto €6.50 

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