mercoledì 25 settembre 2013

Eder Speranza - Teatro Lo Spazio. Recensione.

Ci siamo riconciliati con noi stessi; e con la vita. Sì, ci sono dei giorni in cui ti porti dentro un male e non sai cos'è. L'anima sprofonda e cerchi un appiglio, un amico/placebo a cui affidare la matassa interiore. Persino uscire per trascinarsi  a teatro - ultimamente, poche cose veramente coinvolgenti - appare un'impresa troppo grande. Poi ti accorgi e ricordi che il teatro ha un potere curativo, che a fine spettacolo il cielo è nuovo, l'anima respira e ritrovi il tuo posto tra i vivi. E devi dire grazie a Teresa Del Vecchio, Giorgio Carosi, Piero Di Blasio e il Teatro Lo Spazio che si sono presi cura di te. 
È un bel monologo Eder Speranza, semplice e ricco al tempo stesso, vivo. Bello perché racconta una storia - e ci piace sottolineare racconta una storia - è intelligente e ben scritto. Gli ingredienti per attrarre e coivolgere ci sono tutti, risata e commozione si alternano in poco più di un'ora, in un'avvolgente atmosfera di leggerezza. Sebbene un monologo richiami subito alla mente l'idea della staticità, lo spettacolo non è affatto immobile. Merito, anche, della struttura del testo che si avvale della forma dialogica, permettendo alla convincente Teresa Del Vecchio sia di narrare dei personaggi che incontra, sia di dialogarci o interpretarli lei stessa. Ne viene fuori una moltitudine di luoghi e paesaggi, di situazioni e la sintesi registica di Giorgio Carosi quasi riesce a tramutare il monologo in un'amabile commedia. Poco a poco il pubblico viene coinvolto, si affeziona, segue con la stessa umana compassione con cui ascolterebbe la portinaia del proprio condominio, buona e semplice donna, sempre sorridente, a cui la vita però non risparmia momenti tristi. Eppure lei ha sempre un sorriso pronto ad aprirsi, ogni mattina pronta a darti il buongiorno con la speranza nel cuore. Così scopriamo Eder, la sua problematica faccenda familiare, quel girare in tondo che torna sempre al punto di partenza, come se non ci fosse lecito cambiare davvero (richiamo all'ideale dell'ostrica verghiano) e vivere una vita diversa da quella dei nostri genitori.

Ciò che più piace è come Teresa Del Vecchio (autrice e interprete) ci racconta questa amara storia, non con la gravità di chi racconta una storiella triste, ma con il sole nel cuore, un sole che continua a brillare anche quando ti rendi conto che ci sono dei contorni amari e risvolti drammatici; come, inoltre, riesce a sospendere la nostra incredulità, tanto che riusciamo a disegnare con l'immaginazione personaggi mai apparsi fisicamente sulla scena. La luce di Eder Speranza non si offusca mai, come mai si spegne la forza di Teresa Del Vecchio, con un'intepretazione ricca di cambi, ritmo, colori, sfumature, di improvvise cadute emotive e repentine risalite di felicità. Seppure la risata sia un fremito costante pronto ad esplodere, la Del Vecchio non cede alla tentazione di forzare la risata - cosa che purtroppo spesso accade - rimanendo sempre vicina al suo personaggio e un senso di gradevolezza resta stampato sul volto anche di chi non ha la risata facile. Un lavoro che valutiamo ottimo da ogni angolazione, registica, interpretativa, drammaturgica. È solo da accogliere, lasciare entrare, come ascolteremmo una persona viva, come fosse una donna qualunque incontrata durante un viaggio, una vicina di pianerottolo o la nostra più cara conoscenza. Eder ci è già tanto cara, perché è quanto di più simile può esserci a noi, coi nostri continui sogni a fare a pugni con l'amara realtà. Solo che noi la speranza la perdiamo un po' più spesso, salvo poi ritrovarla, una sera qualunque, uscendo da teatro. 
A.A.

 


EDER SPERANZA
di e con Teresa Del Vecchio
regia di Giorgio Carosi
musiche di Piero Di Blasio

24 - 25 settembre 2013 presso

TEATRO LO SPAZIO
Via Locri 00183 - Roma
tel: 06 7707 6486

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