giovedì 28 novembre 2013

Terapia di Coppia, Teatro dei Conciatori. Recensione

La terapia di coppia non è una questione individuale, non è un impasse irreversibile, è un fenomeno sociale, umano, figlio di certi periodi storici più che di altri; in più è un brillante, profondo e coinvolgente spettacolo messo in scena da un testo di Paolo de Vita, con l’interpretazione dello stesso e della bravissima Anita Zagaria, con regia di Antonio Serrano.

Chi di noi non ha passato almeno una volta nella vita una situazione di stallo sentimentale? Anche solo indirettamente, tramite gli occhi dei genitori, parenti, amici o conoscenti. E chi di noi non percepisce sempre un alone oscuro che si appresta a tarpare le ali a quei due cuori che per la prima volta s’imbattono e palpitano l’uno per l’altro, pronti a levarsi in volo verso un’altra dimensione, leggera, sognante, magica e favolosa? Appena si parla di coppia è impossibile non avere subito qualche preconcetto. Oggi i giovani non si sposano più, solo le passate generazioni riuscivano (e riescono) a tenere in piedi solidi e strutturati rapporti amorosi. Ogni frase spesa per cercare di spiegare tale fenomeno è inappropriata e ogni parola è superflua, fuorviante. Ma la domanda è: cosa succede alle persone innamorate, perché un bel giorno, dopo tanta vita vissuta insieme e un'inconsapevole inerzia che li ha avvolti, si guardano allo specchio, osservano chi hanno accanto a sé e pensano: chi sono, che ci faccio qui? 




I due attori, nel ruolo di marito e moglie, esprimono perfettamente le sensazioni che scaturiscono dalla suddetta questione. In un divertentissimo fluire scenico di quadri familiari quotidiani, ricostruiscono immagini a noi ben note, che ci trasportano e coinvolgono in risate, pensieri, sbuffi, sospiri e commozione, in un vortice di umana banalità e follia. È ben costruito il testo, sono molto chiare le situazioni e gli intrecci; c’è una tensione scenica forte e coerente, che fatica all’inizio a rivelarsi, ma si apre in corso d’opera trascinando alla massima attenzione lo spettatore. I dialoghi scorrono, la varietà dei contenuti è sostenuta da due importanti interpretazioni, le parole e il linguaggio sono studiati, non lasciati al caso e mai banalizzati; i movimenti naturali e non imprigionati da una regia opprimente che, anzi, lascia molta libertà agli attore e trovando delle soluzioni efficaci, come nella parte finale del secondo tempo, dove i due attori lasciano la scena vuota e stanno vicini a noi, lanciandosi e lanciandoci parole, creando un’atmosfera impressionante.


Si esce da questo spettacolo a cuor leggero, ma non accompagnati da un classico happy ending, piuttosto ben coscienti che nessuno, neanche una patetica ipotetica dottoressa-specchio, possa avere una soluzione ai grovigli matrimoniali e sentimentali. La coppia è una convenzione, dentro ci stanno due esseri umani, i quali però scelgono essi stessi di partecipare a quel sadico gioco delle parti che li rende tanto folli, quanto del tutto umani, sicuri. Perché l’amore e la perfezione saranno pure due idee lontane per creature celesti o immaginifiche, ma per noi poveri diavoli è un gran trambusto quotidiano e, tra un volo pindarico e una bolletta del gas, chi può dire che un equilibrio non possa davvero trovarsi: basta non aver paura di amarsi ancora ed essere un po’ folli nella nostra umana limitatezza.


L’invito a teatro è dunque calorosamente incoraggiato.
Valentina Nesi


TERAPIA DI COPPIA di Paolo De Vita
regia Antonio Serrano
con Paolo De Vita e Anita Zagaria
scene Dario Dato - costumi Rita Forzano

fino all'8 dicembre presso

TEATRO DEI CONCIATORI
via dei conciatori 5, 00154 - Roma

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