sabato 14 dicembre 2013

Eva Braun, l'altra metà del fuoco. Teatro Millelire. Recensione




Non riusciamo a trovare un punto di partenza. La serata si è raffreddata nel bunker dove Adolf Hitler e Eva Braun hanno scelto di suicidarsi insieme. L'uomo che ha ormai incarnato l'immagine del male - lasciando in eredità la più grande tragedia della storia dell'uomo - ed Eva Braun, sua amante per 13 anni, moglie per un giorno, vedova per pochi minuti. Per una sera è il teatro Millelire a farsi bunker, la platea un piccolo e poco affollato strumento di tortura in cui si compie un olocausto teatrale. Sì, perché, qualcosa sfugge, nella trama di Eva Braun, l'altra metà del fuoco. Lo spettacolo ripercorre gli ultimi minuti della vedova di Hitler, prima che il veleno faccia effetto. Lo fa servendosi di un altro personaggio storico, Antonia Pozzi, poetessa italiana dei primi del novecento, morta suicida molto giovane. Ciò che le lega è il comune destino del suicidio per amore. Antonia viene inviata dal Signore del Giardino dei Suicidi a prelevare la Braun e tentare un ultimo tentativo di redenzione, aiutandola a ridimensionare il mito di Hitler. Sebbene con l'immaginazione possiamo convincerci della bontà dell'intuizione, si fatica a coglierne direzione e soprattutto l'utilità comunicativa di tale approccio, soprattutto perché dallo scontro non emerge nulla di rilevante. Il clima spesso diviene di un melenso che richiama alla mente certe soap-opera, Antonia ha un atteggiamento inquisitorio, annota tutto su un taccuino e il suo è più il piglio di una detective che non di una redentrice. Per raggiungere il suo obiettivo Antonia sviscera i suoi atti di accusa contro l'uomo amato da Eva, alcuni dei quali appartengono al ramo delle ipotesi non confermate. Emergono 50 minuti di interrogatorio da cui esce davvero poco, manca un lavoro d'indagine profonda sulla figura di Eva Braun, manca la prodondità emotiva di una donna che non si curava degli atti del suo amante, ma che si sentiva trascurata e messa in secondo piano dai suoi obiettivi politici. Che non sia stata poi una donna intelligente come altre donne che il Fuhrer frequentò è un fatto, ma questa Eva Braun è davvero vittima di una costruzione superficiale, mal sorretta dall'interpretazione di Antea Magaldi risultata priva di spessore, troppo enfatica nei toni che imitavano soltanto l'emozione.
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"Non ci credo!", tanto lontano dal raggiungere una credibilità che se non sapessimo di cosa  tratti lo spettacolo, potremmo persino confonderla con un personaggio di una commedia borghese. In fondo il suo desiderio di essere la prima donna di Germania era un sogno piccolo-borghese, gli anni passati nella residenza di Obersalzburg, tra servitù, vestiti e cosmetici costosi, cambi d'abito ogni ora e parrucchiere ogni giorno, ma non c'è nella sua rappresentazione alcun fascino, né pietà, non c'è il sottostrato di una donna vissuta 13 anni viziata e trascurata a fianco dell'uomo più spietato della storia e che tentò due volte il suicidio; eppure ci sarebbe tanta ciccia da mettere in un personaggio come Eva Braun, si può scegliere di renderlo patetico o frivolo, freddo o magnetico, impenetrabile o vulnerabile, un ventaglio infinito di ipotesi che tenti di spiegare cosa legasse tanto questa donna - a parte lo stare accanto ad un uomo potente - ad Hitler, dove piantasse davvero le radici questo amore. Invece lo si è reso inconsistente, sterile, forse fuorviati dall'idea di una donna non raffinata e intelligente come le altre amanti di Hitler, il che però non significa certo mancanza di una personalità complessa. Alla fine ciò che vediamo è una donna molto simile a un'innocente Giulietta innamorata che si uccide per il suo Romeo coi baffetti e lo sguardio inquietante. C'è da aggiungere, a discolpa, che le attrici sono molto giovani, dai tratti ancora immaturi. Apprezziamo il coraggio della scelta e dell'autoregia curata dalla stessa Antea Magaldi, ma forse una regia esterna avrebbe quantomeno salvato il salvabile. 
A.A.



EVA BRAUN, l'altra metà del fuoco.
di Alessandro Valenti
con Antea Magaldi e Carlotta Oggioni

fino a domenica 15 presso

TEATRO MILLELIRE
Via Ruggero di Lauria 22 - Roma
Biglietti: intero €12 - ridotto €6.50

 

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