mercoledì 11 dicembre 2013

La visita di oggi di Andrea Zanacchi, Teatro Trastevere. Recensione

Ci resta impresso soprattutto quel momento di intimità finale, di verità, quell'autenticità spogliata da ogni teatralità farsesca, da ogni finzione. Arriva quando si è giunti alla risoluzione e tutti i tasselli drammaturgici hanno fatto chiarezza sulla situazione. È il momento più denso dello spettacolo, quello da cui forse occorrerà retrocedere e contaminare tutto il resto. Non uno spettacolo brutto, né scadente risulta il testo, appare però viziato da certi "italianismi" duri a morire, ancora troppo verbosi, mimici, didascalici. Si dice troppo, e non lo si dice per raccontare, ma per spiegare, come se una battuta fosse il ribadire un concetto appena espresso per renderlo più chiaro, come se una smorfia facciale serva a commentare uno stato d'animo. Non ce n'è bisogno, o non ce n'è bisogno in quantità eccessiva. C'è un sottostrato emotivo che diventa tanto più diretto quanto più si rinuncia all'orpello. Lo spettacolo La visita di oggi scirtto da Andrea Zanacchi e diretto da Manuela Bisanti, andato in scena al Teatro Trastevere, ha vissuto un po' dell'uno, un po' dell'altro, a fasi alterne si è sfiorata la semplicità che muoveva verso la verità comunicativa; altre volte invece il gioco ha prevalso, l'eccesso di frenesia ha reso la messa in scena più briosa, ma allo stesso meno coinvolgente. Il testo estremamente surreale - con spunti degni di nota - si prestava certamente sia all'uno che all'altra lettura, ma quell'ultimo frammento ci ha fatto capire quanta sostanza in più sarebbe potuta emergere. 


Armando e Ermanno sono due uomini che si ritrovano misteriosamente nella stessa stanza di un manicomio, intrappolati in una camicia di forza. Ermanno è un pubblicitario, si trova lì per errore. Armando invece sembra ormai accettare la sua condizione di malato di mente, sebbene la sua sembri una follia forzata dalla volontà di fare il matto, piuttosto che una reale infermità; è anche quello che molto spesso appare più lucido nelle analisi. La reclusione forzata spinge i due coinquilini psichiatrici a ricercare un dialogo, un confronto, persino una conoscenza dell'altro, nonostante per un matto sia difficile prima di tutto conoscere se stesso. Infatti tolto qualche episodio personale che viene raccontato, i due restano sempre sul chi va là e col sospetto di chi sia quello strano individuo che si trova davanti. Dei due, come si diceva, sembra Armando quello che più riesce ad andare a fondo. Dà l'impressione di sapere molte più cose di Ermanno di quanto non sappia egli stesso di sé. Armando coinvolge nel suo gioco della follia Ermanno, quest'ultimo inizia a vacillare, come se la pazzia non fosse altro che una condizione indotta. L'obiettivo è quello di spingere Ermanno verso l'autoanalisi e la conoscenza di sé stesso. La svolta finale lascia di sorpresa e capovolge completamente ciò che fino a quel momento si era creduto. 

Emerge una follia raccontata come non conoscienza di se stessi, come risposta ad una condizione di isolamento sociale. I due attori sono brillanti, la loro recitazione predilige il ritmo, ci sono pochi silenzi - ma quando ci sono diventano penetranti - però a volte non si parlano davvero; Andrea Zanacchi, sebbene suo era il ruolo del matto, è sembrato più posato e calcolato, la sua recitazione ha mostrato più sfumature - e fors'anche sporcature dovute a qualche spunto all'impronta - rispetto a quella di Giampaolo Filauro, la cui performance è risultata un po' troppo frenetica, poco reattivo in ascolto, spesso ridondante in un'atrofia ritmica che ha toccato spesso la stessa nota d'agitazione. Magari ha solo eseguito gli ordini di regia, perché alla fine è tutto suo il momento di chiusura, quel momento di estrema sincerità in cui lo vediamo in una veste totalmente diversa, da cui emergono pause, colori, pensieri e verità di sentimento. Crediamo che si possa rendere ancora più attraenti spettacolo e testo - già degni di attenzione - se si provasse a percorrere quest'ultima strada, per raggiungere strati più profondi, come lo è la nostra condizione di uomini soli e un po' folli, come i temi trattati hanno lasciato intravedere per poi nascordersi dietro il velo protettivo della quarta parete. 
A.A.

LA VISITA DI OGGI di Andrea Zanacchi
con Andrea Zanacchi e Giampaolo Filauro
regia Manuela Bisanti

visto al

TEATRO TRASTEVERE
Via Jacopa de' Settesoli 3 - Roma




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