sabato 12 aprile 2014

Danni a Capodanno - Teatro Trastevere, Recensione

Stanislaskij sosteneva che il risveglio sarebbe scaturito in un ambiente di dilettanti e non negli ambienti sclerotici e scettici dei professionisti. Tra le due forse noi siamo meno scettici che sclerotici, ad ogni modo ci piace perlustrare la palude, laddove i "senzanome" del teatro aprono il sipario, senza l'attenzione dei grandi a caccia di talenti (quando mai!), dei giornali, degli intellettuali. Essi si autoinfliggono pene ben maggiori, si martirizzano con elucubrazioni da teatromani. Invece in qualche modo bisogna avere anche il coraggio di scoprire, perché crediamo che se si prendessero da diversi punti della città i tanti attori e registi senzanome impegnati sulla scena, questi potrebbero formare davvero un bel gruppo. Invece, ancora, ABC che costituirebbero davvero un bell'insieme si trovano divisi. Così siamo tornati al Teatro Trastevere a distanza di un anno, per vedere il nuovo spettacolo della compagnia chièdiscena, per la direzione di Marta Iacopini. La Iacopini è uno di quegli elementi che a nostro parere fa parte di quell'insieme ipotetico di cui parliamo. Le regie della Iacopini, come abbiamo più volte avuto la fortuna di osservare, sono sempre il frutto di un'idea che si compie (cosa naturale quando si parla di regia, ma non scontata quando si esce fuori dal giro dei teatri importanti. Più facile trovare qui attori dotati ma sfortunati che veri registi). Un ritorno ad Ayckbourn, (il primo cui assistemmo fu Camere da Letto, poi si passò per Due partite e Questa sei tu), con la commedia farsesca Danni a capodanno (Absurd singolar person) ). Un scelta fatta anche di leggera di leggerezza, data la scoloritura del lato tragico già dal titolo. Lo stesso dicasi per la messa in scena, che non nasconde punti di analisi della commedia, ma che li riveste di  un gioco farsesco e fumettistico. Danni a capodanno  si focalizza su tre coppie: Sidney Hopcroft, un commerciante ambizioso e sua moglie sottomessa Jane; l'architetto adultero Geoffrey Jackson e sua moglie depressa, Eva; Ronald Brewster-Wright, un banchiere e sua moglie alcolista Marion. Le tre coppie vengono fotografate in tre diversi quadri, tre capodanni, tre istanti temporali, tre diverse cucine, che mostrano con cinismo l'evolversi dei rapporti e delle relazioni. L'obiettivo è puntato sulla coppia non in quanto tale, ma come istituzione centrale della società moderna all'interno della quali si manifestano tutte le tensioni più egoistiche dell'individuo, il punto di partenzaessa per conquistare la propria riconoscibilità ed edificare la propria maschera. Farsa e tragedia sono i due lati della stessa medaglia e questa commedia sfrutta al meglio questa dicotomia della vita. 


La regia della Iacopini sceglie come proprio punto focale il ritmo, ma non inteso propriamente come ritmo scenico - nelle note si parla di ritmo vorticoso della società - ma, sebbene lo spettacolo risulti abbastanza frizzante, di ritmo interno dei personaggi. Infatti sono i tre diversi ritmi interni delle coppie a scandire il tempo: il ritmo funambolico e imperioso di Sydney Hopcroft, spinto dal proprio arrivismo affarista che fagocita la sottomessa Jane e in modo diverso i due altri uomini; il ritmo a tinte tragiche, grige, dal rumore sordo e pieno di pause di Geoffrey e Eva; infine quello della coppia Ronald Brewster-Wright e la moglie Marion che è persino aritmica o un antiritmo perché la relazione tra i due è praticamente nulla. Il ritmo diventa così la macchina della vita, non più il mezzo ma il fine che porta alla distruzione stessa della vita e dei suoi elementi. In questa struttura generale ci sono alcune valide intuizioni sceniche, l'utilizzo della scenografia che riesce a modificarsi ricreando le tre cucine, la precisione con cui i tempi attoriali vengono amalgamati. A livello recitativo viene dato un ampio risalto alla differenza tra gli Hopcroft e le altre coppie. Un contrasto che forse spiazza un po', tanto da far apparire a volte gli Hopcroft degli intrusi indesiderati (e lo sono certamente per le altre coppie) provenienti da un altro genere artistico, caratterizzati da tinte forte sia negli abiti che nella recitazione, frenetica, grottesca, esagerata; da contraltare le altre due coppie che ricalcano uno stile più in linea con canoni naturalistici. Un contrasto antinaturalismo/naturalismo che mira forse ad evidenziare i tratti privi di umanità di Sydney Hopcroft, il più amorale tra i personaggi, senza scrupoli morali di alcuni tipo e il cui unico scopo è conquistare un posto di prestigio nel mondo, anche a scopo di essere spietati e approfittare delle altre persone. Tuttavia la goliardia scenica mette meno in risalto questo aspetto di Hopcroft, che diventa agli occhi del pubblico un personaggio più simpatico di quanto in realtà non fosse. La mano della Iacopini è sempre delicata e precisa, tesa da un cast che ormai si conosce quanto fratelli e sorelle, anche se poi abbiamo più vivi ricordi di vecchi spettacoli, più convincenti ed incisivi. Qui la bottiglia col messaggio s'è fermata poco prima della riva.

Matteo Di Stefano

DANNI A CAPODANNO da Absurd Singular Person di A. Ayckbourn
adattamento e regia Marta Iacopini
con Alessandro Di Tommaso, Francesco Del Verme, Giovanna D'Avanzo, Daniele Trovato, Cristina Longo, Guido Lomoro
 

Voci fuori campo: Paola Lutrario e Mario Rosati

dall'8 al 13 aprile presso


TEATRO TRASTEVERE
Via Jacopa de' Settesoli, 3 - Roma

info e prenotazioni: 333 3256289 

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