martedì 2 giugno 2015

Senza incrociazioni | Roma Fringe Festivale 2015

Avete mai pensato a come sarà stato il primo funerale di un becchino? Non parlo della vita lavorativa, ma di quella personale, dell’UOMO-becchino.

O a come ci si sente impotenti davanti allo sguardo degli altri quando dici loro che di mestiere fai il “beccamorto”?

Oppure, a come e se un dipendente delle pompe funebri pensa al proprio funerale?

Queste e molte altre le verità che cercano di spiegare con leggerezza ed autoironia i due protagonisti di “Senza Incrociazioni” , del duo romano composto da Francesco Stella e Giuliano Calandra al Fringe Festival di Roma.

I due protagonisti sono per l’appunto due becchini: mestiere certo non facile, soprattutto agli occhi di una società che spesso bistratta chi per necessità, o perché “figlio d’arte”, si ritrova ad avere a che fare con la morte quotidianamente.

Daniele e Nicola, questi i loro nomi: il primo è allegro, un po’ rozzo, appassionato di ciclismo e figlio, a sua volta, di un becchino, mentre il secondo è più pigro, riflessivo. Due caratteri diversi e, dunque, due modi di vivere il proprio mestiere.

Lo spettacolo è ben costruito, il ritmo sostenuto non permette distrazioni ed i cambi di scena non disturbano. Si nota una certa attenzione alla precisione dei movimenti, i quali risultano ben coreografati. La regia, come anche la drammaturgia, sono molto semplici e permettono ,così, una fruizione del testo immediata.

La Morte, il tema centrale dell’intera pièce, viene affrontato un po’ in punta di piedi. A parte alcuni momenti più toccanti, nei quali i protagonisti raccontano il loro rapporto con Essa, lasciandosi andare in confessioni personali; la comicità la fa da padrone. Ci sono tutti i luoghi comuni, sempre veri ed attuali, che descrivono il modo in cui il resto del mondo guarda a questo lavoro.

Uno spettacolo leggero e piacevole, ma allo stesso tempo intriso di una verità e di un disagio profondi che i nostri protagonisti manifestano e vivono quotidianamente sulla propria pelle.

Un mestiere, quello del becchino, che spesso ti relega ai margini della società, la quale non è capace di guardare oltre il vestito nero e non è in grado di capire che in quel oltre c’è un UOMO, con le sue debolezze e le sue paure, che sono quelle di qualunque impiegato, operaio, dirigente...

Un UOMO che non sconfigge la morte solo per il mestiere che fa, ma ci convive solamente, come meglio può. 
Tea Milani

SENZA INCROCIAZIONI vi aspetta ancora al Fringe Festival di Roma sempre al PALCO B: il 4 giugno alle 20.30 

regia di Michela Cangi
con Francesco Stella e Giuliano Calandra

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