martedì 9 giugno 2015

Teatro in provincia: al MAT di Viterbo va in scena La Tredicesima Notte


Il 13 giugno alle 21,00 e il 14 giugno alle 18,00 al MAT, spazio off di Viterbo in continuo fermento culturale, andrà in scena La Tredicesima Notte, uno spettacolo che mette insieme 8 personaggi shakespeariani dal destino tragico. In un contesto culturale, quello viterbese, dove manca un teatro di circuito centrale forte e con una programmazione stabile, il suggestivo spazio del MAT offre un ricco palinsesto, teatrale, musicale e artistico, con realtà professionali non solo dalla provincia, ma anche da Roma e altre realtà italiane. Il Teatro si trova in Via del Ganfione 16/18 ( traversa di Via San Lorenzo) per le prenotazioni si può scrivere all'indirizzo email: matviterbo@gmail.com tel: 368 3750512 o 3491591280. Un luogo da scoprire.
Matteo

“LA TREDICESIMA NOTTE”
Testo composto dalla compagnia da Shakespeare


Regia: Imogen Kusch

Re Lear: Raffaella d’Avella
Iago: Paolo Di Giorgio
Gonerill: Maria Borgese
Riccardo III: Marta Iacopini
Ermione: Silvia Mazzotta
Macbeth: Giorgio Santangelo
Rosalinda: Francesca Olivi
Amleto: Beniamino Zannoni

Musiche: Sergio Ferrari/Andrea Mieli/Valentina Criscimanni
Produzione: Klesidra



SINOSSI:
8 personaggi in fuga… l’unico linguaggio che conoscono è quello proveniente dalle loro tragedie e l’unica cosa che hanno in comune è il loro creatore: William Shakespeare.

“La tredicesima notte” nasce dall’esigenza di raccontare una condizione umana che in ogni secolo si ripete e si ripropone in mille forme e manifestazioni: il rifugiato, il profugo, colui che lascia il suo ambiente naturale e familiare per causa di forza maggiore ed è costretto ad entrare in un limbo dove il passato non c’è più, è stato spazzato via e il futuro è solo un’idea alquanto sfocata.

Mettere in questa condizione 8 personaggi di Shakespeare è una scelta fatta per amore.
I personaggi di Shakespeare sono sempre pronti a capovolgere il bene e il male e a disorientare l’animo che ha già fatto le sue scelte etico-morali. E così diventano umani e contemporanei proprio per la loro infinita capacità di indagare la propria psiche e diventare filosofi per necessità.

Durante il nostro lavoro di prove e ricerca ci è diventato sempre più chiaro che stavamo raccontando anche la nostra storia, quella di un gruppo di teatranti che sentono di non avere più uno spazio in questo mondo e che culturalmente e socialmente vivono, se non da rifugiati, comunque da emarginati.
L’esserci autoimposti di usare solo le parole di Shakespeare ci ha permesso di fare un lavoro di comprensione profonda, mirata comunque sempre alla performance di quelle parole.
Solo noi stessi siamo in grado di illuminarci… è per questo che lo spettacolo è interamente illuminato da dentro: sono i personaggi che danno luce al sogno/incubo notturno di un gruppo di attori e di una regista innamorata di Shakespeare e, malgrado tutto, del teatro.
Imogen Kusch

Riferimenti:
MAT | Pagina facebook ufficiale

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