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venerdì 4 marzo 2011

Il fantasma di una principessa (2)

Era marzo, io m'innamoravo
soffocando nella corsa i deliri,
l'urlo dilaniava i verdi campi,
andava e veniva un fantasma
dalle lunghe dita esitanti
al ticchettio d'attesa alla tastiera,
stringevano un cuore ingeneroso
che mai i palmi le baciò.
Si sarebbero incontrate clandestine
mentr'io volgevo al cielo implori
quelle dita ancora a me ignare.
E poi frementi avrebbero scartato
(dolce candida purezza innocente
le mie mani hanno lo stesso colore)
le missive d'un cavalier senza fiato.

Ah, se rivedo gli affanni
di sere troppo nere per salvarmi
dai turbamenti della ragione:
Cuore, ecco quel ch'è stato!
Quello rubato o quello non dato
quale bacio è stato più freddo?
Di più, certo, il bacio ingannato.

Tenera luce che t'affacci,
ora che i tuoi raggi han forma
di non vani tormenti è ancora
Marzo, al mattino presto, e smanio
di vederlo ancora accanto.

Matteo Di Stefano

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