lunedì 18 giugno 2012

Parole contro le parole - Ernesto Ragazzoni

 (nell'immagine: Il bibliotecario di Giuseppe Arcimboldo)

Oggi, non voglio far della poesia,
non voglio stare chiuso contro un tavolo.
Voglio prender la porta, andare via
andarmene, se càpita, anche al diavolo!
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In un giorno di ciel, d’aria e di sole
posso seduto, fabbricar parole?

Io, come il vecchio Amleto, sono stufo

di parole, parole, ancor parole!
Fra tanti pappagalli, sono un gufo
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e disdegno le chiacchiere e le fole.
Se si parlasse meno, quanto il mondo
più felice sarebbe, e più fecondo!

Abbasso i versi e chi li legge e scrive!

Primavera s’annuncia, e vo’ pei campi
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a veder in che modo si rivive
senza bisogno alcun che se ne stampi,
o ne filosofeggino due o tre
sui sedili dei tram, e nei caffè!

Senza soccorso di poeti e sofi

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le siepi vanno rimettendo il verde!
Su per le aiuole crescono i carciofi,
e l’asparago inver nulla ci perde
se vien fuori, a dispetto della critica,
senza affatto occuparsi di politica.

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E così fa la mammola, e fa l’erba,
il pero, il melo, il mandorlo, il ciliegio
che una veste di fiori hanno, e superba,
e daran frutto, senza ciarle, egregio.
Se facessimo un poco come loro:
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chiacchiere niente, e alquanto più lavoro?

Ernesto Ragazzoni

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