sabato 18 maggio 2013

Il calcio di rigore

Che poi ecco, quando ti stai giocando un posto nelle coppe, ti prende come un'euforia, quella del calcio di rigore. La palla sul dischetto, la rete ampia e quell'omino tra i pali che prova a spaventarti con le sue braccia aperte. Perché c'è più gusto a tirare un calcio di rigore, è così. È come fermare il tempo, è una mescolanza di passato, presente, futuro. Apnea. Respira. Il pubblico non parla. E poi, poi quell'attimo, quell'attimo in cui il tuo piede colpisce il pallone e undici metri d'aria tagliati da un pallone, il tuffo del portiere... 
E' così diverso quando cerchi un rigore, certe partite possono essere risolte solo da un calcio di rigore, fai di tutto per procurartelo. Devi solo stare attento a non beccarti il cartellino giallo della simulazione. Tutto dipende da te, dal quel microvomimento che rende un tiro preciso o sbilenco. Tiro...
Non ci sono storie, un rigore è un rigore. Ed ogni azione è tesa a procacciare quell'attimo di tempo bloccato, quell'interminabile euforia che ti colloca in un punto indefinito dello spazio, quell'ipnotica incertezza di un futuro ipotetico. Tutti corrono intorno alla palla, tu rincorri invece fantasie d'area di rigore, fantasie di voci e voli pirotecnici, di maglie sporche d'erba, di rotolamenti, di ciuffi erbosi in bocca e tra i capelli, di polvere che s'alza e zolle che volano. Una stoccata...
Non è la partita in sé, è quell'attimo che decide, che divora in un'estati muta, orgasmica, un attimo che vale secoli e parole di mille poeti, che travolge con un niente le goleade del passato. Puoi vincere facendo goal su azione, puoi vincere tutte le partite, ma c'è sempre una partita che vale più delle altre e cerchi di buttarti in aria per procurarti un calcio di rigore. Non conta altro. Il goal su rigore è una sfida al tempo, al tempo che diventa indefinito istante..
Solo poter calciare, dal dischetto bianco, un piccolo grumo di cenere bianca, poof, e la gocciolina di sudore che scivola giù, la dove farà schizzare il cuoio più avidamente. Quanto siamo? Zero a zero. Ci vorrebbe un calcio di rigore: poi c'è quell'istante in cui si apre un varco e l'aria la senti nuova, magica, non più rarefatta, ma densa, di un clima, di un incantesimo, del giusto tocco che manda a vuoto un avversario, dal passo veloce che s'avvicina ai trenta metri e ancora una prodezza e un'altra, ed entri in area ed è uno stato di sogno, di grazia, tutta la vita davanti, avanti e indietro nel tempo, e poi swam, via uno e un altro, godimento d'anime swam, avanti e indietro swam, tempo e non tempo swam, sussurro di secoli swam e arbitro voglio un calcio di rigore! Arbitro: "rigore! rigore!" "e passa quella palla maledetto!" "passa che sono solo!" "rigore! rigore!" "ma che ti prende, passa!". E poi quell'ultimo tocco e poi..
Giù, il ginocchio sulla tua coscia e poi giù, senti la realtà distorcersi, tutto un girotondo di colori quando vai giù, non sai dove sei, quale il nord, il sud, giri, potresti essere morto senza saperlo, giri, dura un'eternità e poi giù...
E poi non esiste più tempo..
Fischio. Rigore. Goal.

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