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sabato 26 maggio 2012

Disavanzo quotidiano

 (mell'immagine: Autoritratto con la morte che suona il violino di Arnold Böcklin)

...Stamane il mattino era sì caldo
che a me dettava questa confusione...
(da Alda Merini)


Immenso che non ho
pietra dura, come il cuore
nascondiglio d'insetti

Potrebbe piovere, dentro
gli amari rifugi mentali
capanna di fango, anima

Il perché non chiedere
meglio tristi che illusi
- anche oggi si muore un po'.

Matteo Di Stefano

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domenica 6 maggio 2012

Oggetti

(nell'immagine: Tasso in the madhouse di Eugene Delacroix)


Non andai sulla luna, molto più lontano andai..
Perché è il tempo la linea più lunga tra due punti.


Sei ancora qui
a farmi male
anima trattenuta
nel respiro delle cose.

Scheggia di tempo
d'una vita pur breve
tremula tu fiorisci
ancor tra fiori recisi.

Nel mio bagaglio io
ti porto, caro oblio,
preferito tra i giorni
quello che fu insonne.

Rimarremo sempre;
noi soli sapremo
nel silenzio delle cose
quanto si nasconde.

Alessandro Giova
 
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venerdì 27 aprile 2012

Una poesia di Alberto Bevilacqua

(nell'immagine: The Love Letter di Thomas Sully)


con te
è lo stesso privilegio ogni giorno:
l'esserci già destinati e ancora ignorare
come si fa a morire
(A.B.)

***

amore
distanza che mi tocca con mano
dal suo ambiguo lontano accontenta voglie,
sotterfugio e presagio:
è il dolore che si strazia con l'incanto

occorre tutta la memoria
per tanta storia mai vissuta:
di te mi accorgo solo ora
mia gioia oltrepassata
- qui aspetto
anche se nulla m'invita
che non sia l'eterno invito che da sempre
risorge da se stesso se deluso

sopravvivi, sopravvivi, ragazzetta
arcana come un graffito
nel tuo occhio girato
a guardarmi per l'ultima volta,
occhio che si vela nel vivere e si svela nell'addio

la seduzione, a volte, credimi
è l'essere zero con chi tutto si crede

 (da: Poesie)
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martedì 17 aprile 2012

Casualità sospese

(nell'immagine: un'opera di Enrico Schinetti)

E poi s'incontrano in posti vuoti
le inattese fatalità dei destini,
magma di vite e coincidenze.

Hanno gli occhi bassi, sui fogli
risoluti di vite pianificate;
si tuffano in guizzi d'inchiostro
e scrutano solo ipotesi non dette
nell'affrettarsi del frastuono, binari..
delle porte che vomitano gente,
schermi filtranti pixel emozianali.

Senza sussulti svaniscono infine
come il ghiaccio dai vetri al mattino;
sarebbe potuto è stato e non fu
altro che un passeggero miraggio
un punto in movimento, pensiero
ipotetico; - ed è già folla indistinta.

Matteo Di Stefano
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giovedì 1 marzo 2012

Divergenze

(nell'immagine: un'opera di Zdzisław Beksiński)

L'uomo ama la vita, che è dolore e angoscia, perché ama l'angoscia ed il dolore.
- Fedor Dostoevskij -

***

Quel che voi dite Vita
lo chiamo io annegamento
lento asservirsi alla Noia,
scarna elusione dell'Essere.

Peggio ancora del non-vivere
l'imposizione morale del vivere:
adagiatemi su rive melmose
ch'io viva qui, morendo.

All'ultimo respiro pensiero
udirò pulsante alle tempie
annunciarmi un paradosso:
vivere è fuggir la vita.

Mi spinga allora il vento
ove solo su bianca arena
famelici granchi punzecchieranno
queste amare carni rancide.

Ch'io rinasca tra i flutti
in cui s'incagliano liberi pesci
e s'allontana l'uomo dall'uomo
irretito da ipnotici guizzi;

a me piacciono le bettole
regno di fango, estremo limite
tra umano e inumano, dove
il prodigio ancor mi coglie.

Matteo Di Stefano

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venerdì 17 febbraio 2012

Tracce

(nell'immagine: Natura morta di Fazio Lauria)


Voglio svegliarmi di buon mattino
quando tutto ancora riposa
parzialmente, si stiracchiano i gatti
il sole tende un raggio ai ciuffi,

veder come compatta resiste
la neve, sui tetti e negli angoli
mentr'è già, quasi, primavera
si preparano pollini e mimose,

trovarsi lì, punto di mezzo
nel mezzo d'una mezza stagione
noce di buio nell'universo di luce
frammento di tempo nell'eterno divenire.

Matteo Di Stefano

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sabato 4 febbraio 2012

Il senso ultimo di un autoritratto

(nell'immagine: Il mimo di Mauro Colombo)



Dare forma al sono
non so.
Non esisto.

Ho un corpo,
una faccia,
un sorriso,
una lacrima,
ma vuoto è lo specchio.

Non c'è vita al di là
del recinto.

Noce d'argilla,
goccia di sudore
che scioglie il cerone

Voce,

vibrazione che colma
lo spazio.

Dove mi vedo
se non qui a respirare
la luce tagliente, dove
se non qui a sentire
nascere e morire
una vita.

E Sono,
finché resto qui,
nel recinto di luce.

Matteo Di Stefano
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giovedì 22 dicembre 2011

Il calabrone, l'amicizia... - Alberto Bevilacqua

...nell'inerzia mattutina
mi punzecchia un calabrone:
credo voglia ricordarmi
che io mi ero amico, un tempo, un amico discreto
- vivevamo noi due in una buona incomprensione:
purché innocente l'uno,
purché l'altro dissoluto
ma per una scherzosità libertina

capriccioso a volte esige che mi arrabatti con lui
per spiaccicarlo ai vetri,
ma il calabrone lo sa
che non saprei ammazzare neanche una mosca,
nemmeno di una formica
potrei cancellare la lenta calligrafia
del suo passo sul foglio di una mia poesia
- m'incanta quella minuscola ebbrezza passeggera
d'esser parte di un verso

le cose prendono il nostro contorno di bello
- io e il calabrone
due immagini ina una persino voluttuose:
voliamo beffardi di noi infine
nell'aria del soleggiato giardino,
volo di amici che altri ne raduna:
l'aiuola ablunga di viole, un muro
di rampicanti dal colore indovino

non più l'effimera morte
del suo residuo di vita
l'inseguo
ma per cacciarne la fine dal suo volo,
e valga il sospetto:
per cacciarne una mia ombra già
a taglio nel cuore, di uomo solo
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giovedì 1 dicembre 2011

Una notte ho capito, ho carpito..

(nell'immagine: un'opera di Magritte)

Già per il semplice fatto di aver scelto di fare questo mestiere
non siete persone normali (cit.)

***

Strani esseri popolano la città di notte. Io sono uno di quelli...
Muovendo, senza pretese di orari, attendo di arrivare a destinazione, sulla mia brandina arrangiata in uno spazio che non è casa, ma habitat, rifugio. L'N25 partirà alle 3.05, si assottiglia il tempo. Forse si chiuderanno gli occhi mentr'altri si schiudono, poi sarà nuovo giorno, anche per me che non ho dimora, se non nella mia anima.
Scruto il cielo, coperchio dell'eterna città, solo tre stelle vedo. È una volta spoglia che ingurgita i lamenti dei relitti umani che chiedono perdono a sé stessi.
Percepisco un bagliore e sono io, io che m'infiammo come una stella ardente. È questa la vita che voglio fare. Non ho orari, solo voglia della mia arte e di viver persone. Per questo basta paure. Illuminarsi, nel buio, di un raggiante universo sommerso. Non serve altro che una strada, una direzione, una possibile deviazione. Tutto è superfluo, perché ci danniamo tanto per l'inessenziale? Abbiamo tutto, abbiamo noi stessi. Il resto sono essenzialistà di plastica, accessori che vogliamo possedere, i quali possedendo ci posseggono. Basta con l'inseguire le vane luci, i miraggi, cerca te stesso, troverai l'oasi della consapevolezza. Così t'accorgi che basta poco per esser vivi davvero, liberi, mentre si staccano e planano oscillanti foglie gialle.
Ah, mani gelide, che ancora trovate l'ardore per tramutare sentimenti in parole!
Questo, questo e null'altro è ciò che reclamo rannicchiato e intirizzito in un angolo della notte. Una tracolla di sogni conservati con cura: non è mai troppo tardi per sperare, è sempre un ottimo giorno per lottare. Illusioni? Vince chi lotta: ed è una guerriglia silenziosa e scura consumata con esseri che russano, quasi decomposti; umani sinceri gli umani della notte di cui gli umani del giorno temono lo sguardo. Ma essi hanno occhi che non mentono, non han pudori, puoi scorreggiare forte. Paura. Non io, che mi trovo a metà.
Lotta, lotta per un sogno di Libertà, sorseggiata a fiotti da un cielo piombo.
E poi... antichi volti apparsi inaspettati dall'ombra, un panino ad ingannare l'attesa e il gelo, il Tevere che scorre gorgogliante di scorie. Ah, eterno fiume, tu vivi! Tu sopravviverai a noi carcasse del tempo limitato; troppo per ridurlo a ghirlanda decorativa dell'inutilità.
Ah, come brucia il freddo. E ancora punge quest'attimo, rovente, 4.20... l'ambito premio ruggente, vibrante, ah, mio Caronte, mio ultimo viaggio, linea N24! Ultimi sussulti, ultimi metri, ultimi scorci della notte che fu: un teatro, una birra, una lunga camminata per non lasciar in balia di fauci bavose una giovane donzella, Romeo e Giulietta, Ubu Re, Foscolo e Pascoli, un monologo, lo stesso da cui tutto partì: "mi hanno sistemato con un pezzo di carta" e con un pezzo di carta ti sistemo, oh notte! Poi, ancora, il buio e chi si risveglia già, gli umani del giorno si destano, con le paure, con le prigioni. "...con un pezzo di carta.." da lì partii, per ritrovarmi ora qua con una penna a lacerare l'oscurità. Un'attesa infinita, poi, la dimora, l'habitat, rifugio, meta. Io vivo, io lotto, io, libero in volo. Fine. Inizio..

Matteo Di Stefano
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venerdì 18 novembre 2011

E se non puoi la vita che desideri - Konstantinos Kavafis

(nell'immagine: Autoritratto n.2 di Davide Disca)

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.


Kavafis Konstantinos
da Settantacinque poesie


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