Tacerò, ininterrottamente
lascerò che qui marcisca
ogni stupida idea, silenzio
ne sarò il Re, come Arthur
- mio gemello di sconfitta -
muri alti, impenetrabili
senza possibilità d'attacco.
Il processo di pace, Addio
armistizi: siamo in guerra!
Lontani! Lontani vi dico!
Invasori della mia terra
qui si spara, lasciatemi!
Non tentatemi, lontani
o tra le lacrime io sparo!
Io non conosco Amore
di che parliate non so,
Poesia? Fiori? Sbagliate
mai da questo cuore uscì
altro da violenza o guerra
dell'amor facciamo a meno.
Conosciamo i vostri giochi
rimuovere da noi difesa
è lasciar che si saccheggi,
ai vincitori il cuore, a noi
il dolore: conosciamo, via!
Via, pria che il sole schiuda
ai vostri occhi il volto stanco
fragile di chi porta il peso
d'una maschera. Già s'apre
lo spiraglio alla bontà, via
noi siam duri, siam soldati
non tremiamo ma colpiamo.
Colpo e fuga sotto viscere
frementi, la terra che trema,
un bel tramonto l'atomica
sganciata, i corpi son cenere
v'amai, un giorno, v'amai:
ora son soldato, dio di morte
bacio commosso le spoglie
vostre come mie, magari
nell'eterno giro ci vedremo
ancora, in un mondo nuovo
ci ameremo, ma non ora
non ora...
A volte siamo costretti ad essere ciò che non siamo
A volte essere veri, duri ma giusti, è come essere morti
A volte vedono in te la grandezza ma a nessuno interessa
A volte gli inutili barbari saccheggiano ciò che sarebbe tuo
A volte,
Sticazzi!
***
Dunque questo è il luogo di coatti, sbruffoni, arroganti? È dunque questo il luogo dove solo regna chi è stronzo? E quando sarà il luogo delle anime gentili ma inflessibili dei romantici, degli eleganti, degli umili, dei sapienti? Quando la bellezza vincerà sull'irriverente montatura? Quando saremo amati senza fingerci teste di cazzo? Questo è il mio gentil pugno: baciami le nocche! Così?
(nella foto: Autoritratto con la morte che suona il violino di Arnold Bocklin)
Sono l'uomo ombra il vuoto mi divora e nel vuoto ho dimora. All'ora dagl'umani sgombra son devoto, al silenzio pegno faccio dell'anima mia allor che libera è la via m'ergo a sommo del regno. Dello spettro non disturbar lamento e il perpetuo pianto solo, quel cuore d'amianto i sonni dolci lasciate tormentar. Amar non riesco senza deliri mio è l'eterno, mio l'incanto questo il destino che millanto d'essere imcompreso tra i sospiri. Capire, oh mortale, non potrai dai cuori bevvi lacrime d'oro tremanti singulti tuttora imploro d'amar l'abisso io smisi mai.
(nell'immagine un dipinto di John William Waterhouse)
***
Ho il petto rigonfio,
ovunque vedo ragazze a forma di cuore;
i miei scudi son vulnerabili
***
La via assordante strepitava intorno a me. Una donna alta, slanciata, a lutto, in un dolore maestoso, passò sollevando e agitando con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna, agile e nobile con la sua gamba di statua. Ed io, proteso come folle, bevevo la dolcezza affascinante e il piacere che uccide nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano. Un lampo... poi la notte! - Bellezza fuggitiva dallo sguarda che m'ha fatto subito rinascee, ti rivedrò solo nell'eternità? Altrove, assai lontano da qui! Troppo tardi! Forse mai! Perché ignoro dove fuggi, né tu sai dove vado, tu che avrei amata, tu che lo sapevi!
À une passante La rue assourdissante autour de moi hurlait.
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
Une femme passa, d'une main fastueuse
Soulevant, balançant le feston et l'ourlet;
Agile et noble, avec sa jambe de statue.
Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
Dans son oeil, ciel livide où germe l'ouragan,
La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.
Un éclair... puis la nuit! — Fugitive beauté
Dont le regard m'a fait soudainement renaître,
Ne te verrai-je plus que dans l'éternité? Ailleurs, bien loin d'ici! trop tard! jamais peut-être! Car j'ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
Ô toi que j'eusse aimée, ô toi qui le savais!
- Charles Baudelaire -
(Fleures du mal)
To a Passer-By
The street about me roared with a deafening sound.
Tall, slender, in heavy mourning, majestic grief,
A woman passed, with a glittering hand
Raising, swinging the hem and flounces of her skirt;
Agile and graceful, her leg was like a statue's.
Tense as in a delirium, I drank
From her eyes, pale sky where tempests germinate,
The sweetness that enthralls and the pleasure that kills.
A lightning flash... then night! Fleeting beauty
By whose glance I was suddenly reborn,
Will I see you no more before eternity?
Elsewhere, far, far from here! too late! never perhaps!
For I know not where you fled, you know not where I go,
O you whom I would have loved, O you who knew it!
Grottesche mie donne, frivoli stambecchi dai seni volgari pagliacci dai volti incipriati rosse labbra di iene affamate spolpate le vuote carcasse.
Io posso sentire tutte le anime sapete voi, d'un'anima bella anch'essa donna, eppur angelo bianco come i sogni miei puri? Essa ride, stende candidi veli squarcia il sudario notturno ecco, dic'ora che l'amo, come un'essenza, non un corpo: luce. Tutti i paradisiaci istinti sepolti dal suo tenero battito l'ardore è un riserbo di porpora (il corpo, che rozzo strumento!) Splendore, ti custodirò in una cripta dove un sorriso, goffo, inciampa.
Tieni chiusi gli occhi che hai raccolti dai pozzi io amo i fondali neri guardami e diverrò acqua. Non aprirli per carità anch'io debbo sorridere: tra la gioia e il tormento sempre scelgo d'annegare.
Come gli angeli dall'occhio fulvo tornerò nella tua alcova, scivolerò senza rumore verso te con le ombre della notte, e ti darò freddi baci come la luna, o bruna, e carezze come un serpente che striscia intorno ad una fossa.
Quando verrà il livido mattino, troverai il mio posto vuoto e resterà il freddo fino a sera. C'è chi usa la tenerezza, sì, ma io regnerò sulla tua vita e sulla tua giovinezza col terrore! Le Revenant
Comme les anges à l'oeil fauve,
Je reviendrai dans ton alcôve
Et vers toi glisserai sans bruit
Avec les ombres de la nuit;
Et je te donnerai, ma brune,
Des baisers froids comme la lune
Et des caresses de serpent
Autour d'une fosse rampant.
Quand viendra le matin livide,
Tu trouveras ma place vide,
Où jusqu'au soir il fera froid.
Comme d'autres par la tendresse,
Sur ta vie et sur ta jeunesse,
Moi, je veux régner par l'effroi.
(nell'immagine: Il bibliotecario di Giuseppe Arcimboldo)
Oggi, non voglio far della poesia,
non voglio stare chiuso contro un tavolo.
Voglio prender la porta, andare via
andarmene, se càpita, anche al diavolo! 5In un giorno di ciel, d’aria e di sole
posso seduto, fabbricar parole?
Io, come il vecchio Amleto, sono stufo
di parole, parole, ancor parole!
Fra tanti pappagalli, sono un gufo 10e disdegno le chiacchiere e le fole.
Se si parlasse meno, quanto il mondo
più felice sarebbe, e più fecondo!
Abbasso i versi e chi li legge e scrive!
Primavera s’annuncia, e vo’ pei campi 15a veder in che modo si rivive
senza bisogno alcun che se ne stampi,
o ne filosofeggino due o tre
sui sedili dei tram, e nei caffè!
Senza soccorso di poeti e sofi 20le siepi vanno rimettendo il verde!
Su per le aiuole crescono i carciofi,
e l’asparago inver nulla ci perde
se vien fuori, a dispetto della critica,
senza affatto occuparsi di politica.
25E così fa la mammola, e fa l’erba,
il pero, il melo, il mandorlo, il ciliegio
che una veste di fiori hanno, e superba,
e daran frutto, senza ciarle, egregio.
Se facessimo un poco come loro: 30chiacchiere niente, e alquanto più lavoro?
E poi s'incontrano in posti vuoti
le inattese fatalità dei destini,
magma di vite e coincidenze.
Hanno gli occhi bassi, sui fogli
risoluti di vite pianificate;
si tuffano in guizzi d'inchiostro
e scrutano solo ipotesi non dette
nell'affrettarsi del frastuono, binari..
delle porte che vomitano gente,
schermi filtranti pixel emozianali.
Senza sussulti svaniscono infine
come il ghiaccio dai vetri al mattino;
sarebbe potuto è stato e non fu
altro che un passeggero miraggio
un punto in movimento, pensiero
ipotetico; - ed è già folla indistinta.
Io sono niente, meno di niente.
Sono un uomo che scrive, senza la presunzione di autovalutarsi bene; scrive perché sente di doverlo fare, di dover crescere col suo scrivere verso forme indefinite. A volte mi sento poeta, a volte rido di me per averlo pensato.
Sono un uomo che recita mille parti, sul palco e nella vita. Giorno dopo giorno mi guardo allo specchio e sono sempre diverso da quello ch'ero il giorno prima. Forse sono nessuno; solo a volte, qualche sera soltanto, quando si accendono i riflettori e questo mio corpo interpreta un personaggio, solo allora posso dire con certezza di essere stato qualcuno. Una sera....
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TEMPORALE
Ci fanno piccoli, in una piccola
irreale felicità
le nubi
che grandi e buie aumentano
portando vento ed elettricità,
venendo ad aggiungere lampi
ai video già guizzanti,
risalendo i prati bianchi
di un lungo giorno estivo -
Quel gran venire dà silenzio
alle mani che si tuffano e riappaiono
dalle tasche delle giacche
ed è più muto
e accelerato anche il sempre
del viavai:
le donne dentro di loro
risentono i bambini,
gli uomini risentono
le donne del passato, le nubi
sul capo danno nuova
memoria,
un brivido di serpe
nella colonna vertebrale.
Guarda le nubi sul mondo
e su questa piazza che dilata
dove tutto in fretta si disperde...
Restano i baristi sulla soglia
davanti ai tavolini vuoti
e alle sedie disordinate
a veder che battono i lembi alle tovaglie
e a scambiarsi, tranquilli, due cazzate.
Davide Rondoni Il Bar del tempo
Ugo Guanda Editore