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venerdì 5 aprile 2024

DISGELO (poesia)

 

 
....sciogli i ghiacci



Non trovo più l'armi
Eran sepolte sulla riva
Ove lasciai fuggir speranze
Ove lasciai spegner le danze. 

Non più scudi o elmetti
Leva l'ancora, dice il poeta
T'invada la burrasca, fratello
Per sempre spegni ogni remora.

Fili rossi, epitaffio alla noia
Mille cerchi concentrici 
- non s'impara mai abbastanza -
Mano che asciuga ogni pianto. 

Bruciare. E' questo il presagio
Ambizione ultima del silenzio
Parole, le ritrovai d'un tratto
E scivolarono via come lava. 

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venerdì 20 maggio 2016

Terza guerra mondiale | #poesia



Accompagnamento musicale consigliato:

 Tacerò, ininterrottamente
lascerò che qui marcisca
ogni stupida idea, silenzio
ne sarò il Re, come Arthur
- mio gemello di sconfitta -
muri alti, impenetrabili
senza possibilità d'attacco.

Il processo di pace, Addio
armistizi: siamo in guerra!
Lontani! Lontani vi dico!
Invasori della mia terra
qui si spara, lasciatemi!
Non tentatemi, lontani
o tra le lacrime io sparo!

Io non conosco  Amore
di che parliate non so,
Poesia? Fiori? Sbagliate
mai da questo cuore uscì
altro da violenza o guerra
dell'amor facciamo a meno.

Conosciamo i vostri giochi
rimuovere da noi difesa
è lasciar che si saccheggi,
ai vincitori il cuore, a noi
il dolore: conosciamo, via!
Via, pria che il sole schiuda
ai vostri occhi il volto stanco
fragile di chi porta il peso
d'una maschera. Già s'apre
lo spiraglio alla bontà, via
noi siam duri, siam soldati
non tremiamo ma colpiamo.

Colpo e fuga sotto viscere
frementi, la terra che trema,
un bel tramonto l'atomica
sganciata, i corpi son cenere
v'amai, un giorno, v'amai:
ora son soldato, dio di morte
bacio commosso le spoglie
vostre come mie, magari
nell'eterno giro ci vedremo
ancora, in un mondo nuovo
ci ameremo, ma non ora
non ora...

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lunedì 18 aprile 2016

Baciami le nocche (più contenuti speciali)


A volte siamo costretti ad essere ciò che non siamo
A volte essere veri, duri ma giusti, è come essere morti
A volte vedono in te la grandezza ma a nessuno interessa
A volte gli inutili barbari saccheggiano ciò che sarebbe tuo
A volte, 
Sticazzi!

***

Dunque questo è il luogo di coatti, sbruffoni, arroganti? 
È dunque questo il luogo dove solo regna chi è stronzo? 
E quando sarà il luogo delle anime gentili ma inflessibili 
dei romantici, degli eleganti, degli umili, dei sapienti? 
Quando la bellezza vincerà sull'irriverente montatura? 
Quando saremo amati senza fingerci teste di cazzo? 
Questo è il mio gentil pugno: baciami le nocche! Così?
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lunedì 11 aprile 2016

Parlando di A.



Sono la sottocoscienza poetica
Lui l'esteriorità, io l'intimità
Lui il cinismo, io l'amore
Io dico ciò che lui non dice

Sono l'esilio della mente
i fiori regalati dal suo petto
strappati e in terra essiccati,
sono del doppio il canto muto.

Ciò che non è ma ambisce:
la catastrofe è il mio beneficio
dei suoi sogni l'amaro profeta
se pure ride in lui io piango.

E scrivo degli amori che non ha
 e in lui, un giorno, ricadrò -
quando i suoi amori e le mie muse
s'uniranno - nello stesso nome

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martedì 5 aprile 2016

La Musa Ignara

(Childe Hassam - Fifth Avenue Nocturne)

A te
che sai
fingendo di non sapere

A volte capita di iniziare a vedere colori
laddove prima era tutto un po' scuro
e viene voglia di vedere meglio


***

Deserto in piazza
fontane in festa
occhi nel vuoto
lacrime di vento
l'infinita attesa
che si manifesti
amabile l'Infinità.


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giovedì 27 febbraio 2014

Voglio rivelarti



 (nell'immagine un'opera dello street artist Dran)

Di rivelarti io aspiro

d'ogni me, e di passati

di ciò che il tempo

ebbe a nutrirmi,

dei pasti avariati

e quelli squisiti

delle notti a digiuno

dei veleni

e dei cibi

eterni.



Di come divorai la fetta

e in fretta ne piansi.

Di come la mente inganno

mi rese ogni clamore.

Dell'oro che descrissi

e lo scoprii stagno,

di quando fuggii dal cielo

per seppellirmi nella neve,

del cuore che resi muro

e corrosi delle mie lacrime,

di come a volte rinasci

o senza nascere si muore.

A.
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giovedì 13 febbraio 2014

L'uomo ombra


(nella foto: Autoritratto con la morte che suona il violino di Arnold Bocklin)

Sono l'uomo ombra
il vuoto mi divora
e nel vuoto ho dimora.
All'ora dagl'umani sgombra

son devoto, al silenzio pegno
faccio dell'anima mia
allor che libera è la via
m'ergo a sommo del regno.

Dello spettro non disturbar
lamento e il perpetuo pianto
solo, quel cuore d'amianto
i sonni dolci lasciate tormentar.

Amar non riesco senza deliri
mio è l'eterno, mio l'incanto
questo il destino che millanto
d'essere imcompreso tra i sospiri.

Capire, oh mortale, non potrai
dai cuori bevvi lacrime d'oro
tremanti singulti tuttora imploro
d'amar l'abisso io smisi mai.
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lunedì 30 settembre 2013

A una passante - Charles Baudelaire

 (nell'immagine un dipinto di John William Waterhouse)

***
 Ho il petto rigonfio,
ovunque vedo ragazze a forma di cuore;
i miei scudi son vulnerabili

 ***

La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, slanciata, a lutto, in un dolore
maestoso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna, 

agile e nobile con la sua gamba di statua. 
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano. 

Un lampo... poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguarda che m'ha fatto subito rinascee, 
ti rivedrò solo nell'eternità?

Altrove, assai lontano da qui! Troppo tardi! Forse mai!
Perché ignoro dove fuggi, né tu sai dove vado, 
tu che avrei amata, tu che lo sapevi! 
- Charles Baudelaire -


À une passante

La rue assourdissante autour de moi hurlait.
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
Une femme passa, d'une main fastueuse
Soulevant, balançant le feston et l'ourlet;



Agile et noble, avec sa jambe de statue.
Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
Dans son oeil, ciel livide où germe l'ouragan,
La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.



Un éclair... puis la nuit! — Fugitive beauté
Dont le regard m'a fait soudainement renaître,
Ne te verrai-je plus que dans l'éternité?


Ailleurs, bien loin d'ici! trop tard! jamais peut-être! 
Car j'ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
Ô toi que j'eusse aimée, ô toi qui le savais!

 - Charles Baudelaire -
(Fleures du mal)    
 

To a Passer-By


The street about me roared with a deafening sound.
Tall, slender, in heavy mourning, majestic grief,
A woman passed, with a glittering hand
Raising, swinging the hem and flounces of her skirt;



Agile and graceful, her leg was like a statue's.
Tense as in a delirium, I drank
From her eyes, pale sky where tempests germinate,
The sweetness that enthralls and the pleasure that kills.



A lightning flash... then night! Fleeting beauty
By whose glance I was suddenly reborn,
Will I see you no more before eternity?



Elsewhere, far, far from here! too late! never perhaps!
For I know not where you fled, you know not where I go,
O you whom I would have loved, O you who knew it!

- Charles Baudelaire -
(The Flowers of Evil)


 
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martedì 11 giugno 2013

L'Anima Bella

 (nell'immagine: un'opera di Achille Glisenti)

uccideteli! pria che trovino l'incanto!

Grottesche mie donne, frivoli
stambecchi dai seni volgari
pagliacci dai volti incipriati
rosse labbra di iene affamate
spolpate le vuote carcasse.

Io posso sentire tutte le anime 
sapete voi, d'un'anima bella
anch'essa donna, eppur angelo
bianco come i sogni miei puri?
Essa ride, stende candidi veli
squarcia il sudario notturno
ecco, dic'ora che l'amo, come
un'essenza, non un corpo: luce.

Tutti i paradisiaci istinti
sepolti dal suo tenero battito
l'ardore è un riserbo di porpora
(il corpo, che rozzo strumento!)
Splendore, ti custodirò in una cripta
dove un sorriso, goffo, inciampa.
A.G.

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venerdì 7 giugno 2013

Le ho dipinte io

 (nell'immagine un'opera di Van Gogh)

Le ho dipinte io
le stelle spente
dalle luci umane

E la luna
dal ventre gonfio
m'ha baciato.
A.G.

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sabato 25 maggio 2013

Lo sguardo oscuro

(nell'immagine: un'opera di Stefano Bonazzi

Piangendo, vedevo dell'oro - e non potei berlo.
(A.Rimbaud)

Tieni chiusi gli occhi
che hai raccolti dai pozzi
io amo i fondali neri
guardami e diverrò acqua.

Non aprirli per carità
anch'io debbo sorridere: 
tra la gioia e il tormento
sempre scelgo d'annegare.
A.G.

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lunedì 7 gennaio 2013

Lo spettro - Charles Baudelaire

(nell'immagine: Sun, di Edward Hopper)

***
Come gli angeli dall'occhio fulvo
tornerò nella tua alcova,
scivolerò senza rumore verso te
con le ombre della notte,

e ti darò freddi baci
come la luna, o bruna, 
e carezze come un serpente
che striscia intorno ad una fossa.

Quando verrà il livido mattino, 
troverai il mio posto vuoto
e resterà il freddo fino a sera.

C'è chi usa la tenerezza,
sì, ma io regnerò sulla tua vita
e sulla tua giovinezza col terrore!


Le Revenant
Comme les anges à l'oeil fauve,
Je reviendrai dans ton alcôve
Et vers toi glisserai sans bruit
Avec les ombres de la nuit;

Et je te donnerai, ma brune,
Des baisers froids comme la lune
Et des caresses de serpent
Autour d'une fosse rampant.

Quand viendra le matin livide,
Tu trouveras ma place vide,
Où jusqu'au soir il fera froid.

Comme d'autres par la tendresse,
Sur ta vie et sur ta jeunesse,
Moi, je veux régner par l'effroi.


— Charles Baudelaire
 
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domenica 2 dicembre 2012

Sogni lugubri o nuove catastrofi

 (nell'immagine: un'opera di Salvator Dalì)

Ci siamo quasi
ad un tuffo dal cielo,
dalle macerie sorgi
profeta di catastrofi.
Zig zag dell'ego
scricchiolante mondo
crollo..


Necessità di vita
raccatta e fuggi
pria dello schianto,
boom boom
sprofondante,
fuggi
pria che rabbui
che raggiorni
pria
che ti beva
la sete.


Alessandro Giova

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lunedì 18 giugno 2012

Parole contro le parole - Ernesto Ragazzoni

 (nell'immagine: Il bibliotecario di Giuseppe Arcimboldo)

Oggi, non voglio far della poesia,
non voglio stare chiuso contro un tavolo.
Voglio prender la porta, andare via
andarmene, se càpita, anche al diavolo!
5
In un giorno di ciel, d’aria e di sole
posso seduto, fabbricar parole?

Io, come il vecchio Amleto, sono stufo

di parole, parole, ancor parole!
Fra tanti pappagalli, sono un gufo
10
e disdegno le chiacchiere e le fole.
Se si parlasse meno, quanto il mondo
più felice sarebbe, e più fecondo!

Abbasso i versi e chi li legge e scrive!

Primavera s’annuncia, e vo’ pei campi
15
a veder in che modo si rivive
senza bisogno alcun che se ne stampi,
o ne filosofeggino due o tre
sui sedili dei tram, e nei caffè!

Senza soccorso di poeti e sofi

20
le siepi vanno rimettendo il verde!
Su per le aiuole crescono i carciofi,
e l’asparago inver nulla ci perde
se vien fuori, a dispetto della critica,
senza affatto occuparsi di politica.

25
E così fa la mammola, e fa l’erba,
il pero, il melo, il mandorlo, il ciliegio
che una veste di fiori hanno, e superba,
e daran frutto, senza ciarle, egregio.
Se facessimo un poco come loro:
30
chiacchiere niente, e alquanto più lavoro?

Ernesto Ragazzoni
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sabato 26 maggio 2012

Disavanzo quotidiano

 (mell'immagine: Autoritratto con la morte che suona il violino di Arnold Böcklin)

...Stamane il mattino era sì caldo
che a me dettava questa confusione...
(da Alda Merini)


Immenso che non ho
pietra dura, come il cuore
nascondiglio d'insetti

Potrebbe piovere, dentro
gli amari rifugi mentali
capanna di fango, anima

Il perché non chiedere
meglio tristi che illusi
- anche oggi si muore un po'.

Matteo Di Stefano

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venerdì 27 aprile 2012

Una poesia di Alberto Bevilacqua

(nell'immagine: The Love Letter di Thomas Sully)


con te
è lo stesso privilegio ogni giorno:
l'esserci già destinati e ancora ignorare
come si fa a morire
(A.B.)

***

amore
distanza che mi tocca con mano
dal suo ambiguo lontano accontenta voglie,
sotterfugio e presagio:
è il dolore che si strazia con l'incanto

occorre tutta la memoria
per tanta storia mai vissuta:
di te mi accorgo solo ora
mia gioia oltrepassata
- qui aspetto
anche se nulla m'invita
che non sia l'eterno invito che da sempre
risorge da se stesso se deluso

sopravvivi, sopravvivi, ragazzetta
arcana come un graffito
nel tuo occhio girato
a guardarmi per l'ultima volta,
occhio che si vela nel vivere e si svela nell'addio

la seduzione, a volte, credimi
è l'essere zero con chi tutto si crede

 (da: Poesie)
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martedì 17 aprile 2012

Casualità sospese

(nell'immagine: un'opera di Enrico Schinetti)

E poi s'incontrano in posti vuoti
le inattese fatalità dei destini,
magma di vite e coincidenze.

Hanno gli occhi bassi, sui fogli
risoluti di vite pianificate;
si tuffano in guizzi d'inchiostro
e scrutano solo ipotesi non dette
nell'affrettarsi del frastuono, binari..
delle porte che vomitano gente,
schermi filtranti pixel emozianali.

Senza sussulti svaniscono infine
come il ghiaccio dai vetri al mattino;
sarebbe potuto è stato e non fu
altro che un passeggero miraggio
un punto in movimento, pensiero
ipotetico; - ed è già folla indistinta.

Matteo Di Stefano
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giovedì 1 marzo 2012

Divergenze

(nell'immagine: un'opera di Zdzisław Beksiński)

L'uomo ama la vita, che è dolore e angoscia, perché ama l'angoscia ed il dolore.
- Fedor Dostoevskij -

***

Quel che voi dite Vita
lo chiamo io annegamento
lento asservirsi alla Noia,
scarna elusione dell'Essere.

Peggio ancora del non-vivere
l'imposizione morale del vivere:
adagiatemi su rive melmose
ch'io viva qui, morendo.

All'ultimo respiro pensiero
udirò pulsante alle tempie
annunciarmi un paradosso:
vivere è fuggir la vita.

Mi spinga allora il vento
ove solo su bianca arena
famelici granchi punzecchieranno
queste amare carni rancide.

Ch'io rinasca tra i flutti
in cui s'incagliano liberi pesci
e s'allontana l'uomo dall'uomo
irretito da ipnotici guizzi;

a me piacciono le bettole
regno di fango, estremo limite
tra umano e inumano, dove
il prodigio ancor mi coglie.

Matteo Di Stefano

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venerdì 17 febbraio 2012

Tracce

(nell'immagine: Natura morta di Fazio Lauria)


Voglio svegliarmi di buon mattino
quando tutto ancora riposa
parzialmente, si stiracchiano i gatti
il sole tende un raggio ai ciuffi,

veder come compatta resiste
la neve, sui tetti e negli angoli
mentr'è già, quasi, primavera
si preparano pollini e mimose,

trovarsi lì, punto di mezzo
nel mezzo d'una mezza stagione
noce di buio nell'universo di luce
frammento di tempo nell'eterno divenire.

Matteo Di Stefano

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sabato 4 febbraio 2012

Il senso ultimo di un autoritratto

(nell'immagine: Il mimo di Mauro Colombo)



Dare forma al sono
non so.
Non esisto.

Ho un corpo,
una faccia,
un sorriso,
una lacrima,
ma vuoto è lo specchio.

Non c'è vita al di là
del recinto.

Noce d'argilla,
goccia di sudore
che scioglie il cerone

Voce,

vibrazione che colma
lo spazio.

Dove mi vedo
se non qui a respirare
la luce tagliente, dove
se non qui a sentire
nascere e morire
una vita.

E Sono,
finché resto qui,
nel recinto di luce.

Matteo Di Stefano
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